CHRIS FRITH

 

TEORIA DELLA MENTE E AUTISMO

 

La Teoria della mente è la capacità di leggere gli stati d’animo, i pensieri, le intenzioni degli altri per prevederne il comportamento. Il comportamento è determinato dalle credenza delle persone: chi mentalizza, infatti, è in grado di comprendere gli altri.

I soggetti autistici, pur se in ritardo rispetto alla norma, acquisiscono in genere alcune capacità, ma non sembrano essere in grado di acquisire una “teoria della mente” vera e propria.

Vi è una teoria della mente implicita (nella quale traspaiono i problemi nei soggetti autistici) ed una teoria della mente esplicita. In entrambe entrano in gioco il sistema dei neuroni a specchio e il sistema di mentalizzazione. Il primo riguarda il comportamento sociale e la capacità di imitare gli altri, sia a livello motorio, sia a livello emozionale. Il sistema, invece, si attiva nel momento in cui cerchiamo di leggere le intenzioni degli altri. Nei soggetti autistici è compromessa proprio la seconda funzione e i due sistemi sembrerebbero essere reciprocamente inibitori.

La Teoria della mente si avvale di due meccanismi:

  • formulazione delle ipotesi
  • controllo delle ipotesi (se si realizzano)

Occorre infatti, intuire le intenzioni, prevedere il movimento e osservare se vi è discrepanza tra l’intuizione e la previsione.

Gli autistici adottano strategie fisse, senza adattarle agli altri. Essi hanno una Teoria della mente esplicita perché possiedono la capacità di spiegare un comportamento, ma non hanno la cosiddetta Teoria della mente implicita, ovvero la capacità di intuire intenzioni diverse dalle nostre. Gli autistici possono acquisire i processi espliciti, mentre non potranno, o avranno difficoltà, nelle abilità implicite.

 

 

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