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Dopo il temporale
 

Che faccio, lo prendo o no l’ombrello? Il cielo è scuro, sembra quasi notte, ma non è il caso di allarmarsi! Un po’ di pioggia alla fine di giugno non può far male a nessuno! Tra l’altro sono anche un ragazzo che non ha paura di niente, immaginiamoci di un po’ di pioggia! E poi non ho assolutamente tempo da perdere: devo prendere il pullman per andare ad Assemini a casa di Elide, la mia insegnante di canto,  per provare un duetto con Giada, una bambina dalla voce fantastica. Con lei devo fare una sorpresa al mio maestro delle elementari, Enrico Pedditzi, che ha detto basta e vuole finalmente andare in pensione. Brunella, la sua simpatica consorte, ha pensato bene di organizzargli una bellissima festa e ha coinvolto anche alcuni ragazzi e bambini, di vecchia e nuova generazione, che sono stati alunni del maestro. Ed io non posso tirarmi indietro per regalargli, con la mia voce, il mio piccolo contributo! Ma sì, lascio a casa l’ombrello, nonostante le raccomandazioni di mia madre! Mi vesto elegante per poter fare bella figura:  metto solo la giacca, una bella camicia e, voilà, il gioco è fatto! Come farò però, prima dei festeggiamenti di maestro Enrico, a recarmi agghindato in questo modo a casa di  Elide? Mah, non importa, magari le prove saranno anche più realistiche!

Mentre mi vesto, continuo a sentire in sottofondo la voce di mamma, un trapano  pneumatico nelle mie meningi,  che mi dice di portarmi appresso l’ombrello perché il cielo non promette niente di buono. Capirai se io stia pensando al meteo! Il mio pensiero è concentrato solo sulla bella figura che potrei fare; così non l’ascolto e, considerato pure che sono in ritardo, mi metto a correre per prendere l’autobus. L’acchiappo al volo e lì per lì penso in cuor mio di essere stato molto fortunato. Appena, però, salgo sul pullman mi ricredo, perché improvvisamente si scatena il finimondo: lampi, fulmini e pioggia a catinelle, tanto che mi riesce impossibile vedere l’ambiente circostante al di là dei finestrini.  In quel preciso momento ripenso alle raccomandazioni di mamma riguardo all’ombrello e mi pento di non averla ascoltata. Spesso le mamme parlano….parlano…. e noi ragazzi non le ascoltiamo! Ma adesso sento proprio di aver sbagliato, avrei dovuto darle retta; dopo la chiamo al cellulare e le chiederò scusa. Intanto, sto pure riflettendo sul modo in cui potrei fare per non bagnare i miei abiti eleganti. Sicuramente li bagnerò un po’ ma, visto che siamo in giugno, asciugheranno subito. Purtroppo questa convinzione svanisce in un baleno. Che ingenuo a pensare una cosa del genere! Infatti, appena metto piede fuori dal pullman, in quel breve tragitto per raggiungere la casa di Elide, mi investe letteralmente una cascata d’acqua. Sono completamente fradicio, perfino i miei calzini e le mutande sono da strizzare.  Non piove mai, ma quando ci si mette! L’unica cosa che riesco a salvaguardare dall’acqua è il testo della canzone da interpretare,  che tengo stretto con cura sotto la giacca. Se si  bagnasse pure quello, allora sì che mi sentirei veramente scalognato! Mi viene da pensare ad una sorte avversa, perché un mese prima, mentre mi recavo ad un concerto che si doveva svolgere a Cagliari - in piazza dei Centomila - e dove io sarei stato ospite, per cantare sempre con Giada, si scatenò un diluvio di tale potenza che impedì la realizzazione del concerto. E in quel frangente, così come sta capitando adesso, mi bagnai all’inverosimile. E’ una vera persecuzione, ecco perché sono convinto di essere un pochino “sfigato”!

Elide, appena apre il portoncino di casa, esclama “ohhhhhhhhhhhhh!!!!” che rimbomba per tutto l’androne del palazzo. Povero me, devo essere proprio malconcio! Ma non mi scoraggio e, mentre le chiedo se Giada sia arrivata, le propongo di iniziare subito le prove. Non faccio in tempo ad entrare che vedo la bambina completamente bagnata. Entrambi sembriamo uccellini che hanno affrontato mari e tempeste (ma per maestro Enrico si può fare anche questo!). Elide mi invita ad entrare in bagno per farmi una doccia, perché ritiene che in quello stato sia impossibile cantare e che, inoltre,  sia meglio asciugarmi e cambiarmi d’abito per non prendermi un malanno. L’unico inconveniente sarebbe quello di quali indumenti potrei indossare in sostituzione dei miei fradici; così lei mi presta gentilmente alcuni abiti del marito (taglia 52, a differenza della mia che è la 46!); i jeans, se non fosse per le tre risvolte e per la cintura che me li tiene ben saldi in vita, mi cascherebbero letteralmente giù per le caviglie! Mi sento proprio ridicolo, ero così elegante e adesso, invece, mi sento come un clown quando si esibisce al circo, altroché cantare! Oh… mamma perché non ti ho ascoltato! Finalmente mi rendo conto che le mamme hanno sempre ragione!

Improvvisamente squilla il mio cellulare, superstite nella tasca fradicia dei pantaloni riposti, ma ancora per fortuna funzionante. E’ mia madre, preoccupata se io sia già arrivato a destinazione e se mi sia bagnato. Alla mia risposta affermativa, restiamo d’accordo che poi lei mi raggiungerà con altri abiti asciutti nella scuola elementare di Elmas, luogo di incontro per i festeggiamenti di maestro Enrico. Ma, purtroppo,  la disavventura non sembra affatto finita! Appena indosso gli abiti del marito di Elide, il mio naso inizia a solleticarmi e, a mano a mano, il solletico si trasforma in  un interminabile prurito che, aumentando a dismisura, diventa immediatamente rinite allergica con starnuti continui.  Sarà veramente impossibile cantare! In questo momento mi rammento della mia allergia ai peli del gatto e, guarda caso,  Elide possiede in casa alcuni gatti che si sono sicuramente strusciati negli abiti che indosso adesso. Povero me, sono proprio sfigato: bagnato all’inverosimile, vestito come un clown e pure con una rinite da fieno! E’ il massimo per un cantante che vorrebbe fare bella figura!

A casa di Elide, io e Giada, a causa di questi contrattempi spiacevoli,  non sfruttiamo appieno il tempo  per provare la canzone e siamo oramai convinti che faremmo fiasco! Ci rechiamo quindi assai amareggiati alla festa, convinti che un destino avverso si sia abbattuto contro di noi.

Intanto il temporale si è attenuato e, mentre arrivo vestito comicamente alla scuola elementare, intravvedo mia madre con gli abiti di ricambio. E’ la mia salvezza! Entro velocemente nel bagno che, come un flash-back, mi rammenta il periodo in cui vi entravo quando ero bambino, perché questa era la mia scuola elementare; ma la mia cara nostalgia svanisce subito, perché devo prestare attenzione a riassestarmi e, in particolare, ad asciugarmi il naso che gocciola insistentemente.

Improvvisamente, però, avviene il miracolo: appena cambiato d’abiti e fatti sparire in una busta quelli ingombranti e investiti dai peli di gatto, il mio naso come per magia non gocciola più. Esco felice dal bagno, adesso posso salutare tutti e, in particolar modo, il festeggiato.

La grande festa inizia e inizia pure la mia interpretazione canora con Giada; dagli applausi sembrerebbe che stiamo facendo una bella  figura! Sarà contento Maestro Enrico!

Rasserenato, mentre canto, rivolgo il mio sguardo all’esterno, attraverso la finestra dell’aula,  e incredulo vedo apparire, inaspettatamente,  l’arcobaleno nel cielo di Elmas.

Lo scroscio di applausi (e non più della pioggia) mi fa dimenticare i guai appena superati e mi regala pure, riacquistando fiducia nel mio futuro, la consapevolezza che ad ogni tipo di temporale, nel corso della vita, possa sopraggiungere sempre lo splendore dell’arcobaleno.

                (a volte le mamme sanno leggere nel cuore dei propri figli!)

P.S.: a distanza di mesi, da quando è accaduto questo reale avvenimento appena narrato,  mi rendo conto che anche maestro Enrico, quel giorno, è stato folgorato dai colori dell’arcobaleno, perché successivamente ha avuto dei ripensamenti e non ha abbandonato la sua postazione, continuando imperterrito a tramandare ai bambini il suo grande “Amore” per la musica.  

 

Marilisa Boi