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1891 (22 gennaio) Nasce ad Ales da Francesco e Giuseppina Marcias.
La famiglia si trasferisce, quasi subito, a Sorgono e, poi, a
Ghilarza (paese d’origine della madre), dove trascorre la sua
fanciullezza e inizia gli studi. Il suo sviluppo è, però,
compromesso da una grave deformazione fisica.
1903 A seguito dei problemi economici che attanagliano la famiglia
(rimasta senza lo stipendio del padre che, accusato di peculato,
concussione e falsità in atti, era stato sospeso dal servizio di
gerente dell’Ufficio del Registro di Sorgono, arrestato e
condannato), appena conseguita la licenza elementare, è costretto a
interrompere gli studi e, nonostante le sue non buone condizioni di
salute, a svolgere piccoli lavoretti che gli consentono di
guadagnare qualche soldo.
1905 Con il ritorno a casa (e la successiva riabilitazione) del
padre può riprendere gli studi e frequentare il ginnasio comunale di
Santulussurgiu.
1908 Si iscrive al liceo classico “Dettori” di Cagliari, dove va a
vivere con il fratello Gennaro, che si è trasferito appositamente
dal catasto di Ghilarza a quello di Cagliari.
1911 Vince una borsa di studi (messa a disposizione dal Collegio
Carlo Alberto di Torino per gli studenti poveri delle antiche
province dell’ex Regno Sardo) e si trasferisce nel capoluogo
piemontese per proseguire, dopo la licenza liceale, negli studi
universitari. Si iscrive alla facoltà di Lettere (per Filologia) e
stringe rapporti di amicizia con Angelo Tasca e Palmiro Togliatti.
1914 Prende la tessera del PSI e collabora al foglio della locale
sezione: “Il grido del popolo” (il primo articolo è del 31 ottobre e
porta il titolo : “Neutralità attiva e operante”).
1915 Lascia l’università per il giornalismo e l’attività politica.
L’anno dopo viene assunto alla Redazione dell’ “Avanti”, pubblica i
suoi articoli in una rubrica intitolata “Sotto la Mole” e si occupa
di critica teatrale.
1917 Ricopre l’incarico di segretario della sezione socialista
torinese e dirige “Il grido del Popolo”, del quale pubblica un
numero unico (interamente suo) dal titolo programmatico “La città
futura”, che è considerato il punto di arrivo della sua formazione
giovanile.
1919 (1 maggio) Fonda con altri intellettuali della sinistra
socialista torinese (Palmiro Togliatti, Angelo Tasca, Umberto
Terracini e Pietro Gobetti) la rivista settimanale “L’Ordine Nuovo”.
Da queste colonne propone la costituzione dei consigli di fabbrica e
segue l’occupazione delle fabbriche nel 1920.
1920 (8 maggio) Nell’articolo “Per un rinnovamento del Partito
Socialista”, critica aspramente il PSI e propone la sua
trasformazione in un “partito del proletariato rivoluzionario che
lotta per l’avvenire della società comunista”. Al secondo congresso
dell’Internazionale Comunista (23 luglio - 6 agosto), Lenin
approverà appieno la linea gramsciana.
1920 (20 luglio) Viene arrestato e fa, così, la prima (anche se
breve: 36 ore di detenzione ) esperienza carceraria. Qualche mese
dopo, chiama a Torino il fratello Gennaro e gli affida
l’amministrazione de “L’ordine Nuovo”.
1921 (15-21 gennaio) A Livorno, durante il XVII congresso nazionale
del Partito Socialista Italiano, si realizza l’inevitabile scissione
e nasce il Partito Comunista d’Italia (PCd’I), di cui Gramsci è
ideologo e instancabile animatore.
1922 (9-11 giugno) Partecipa a Mosca alla riunione della sezione
plenaria dell’Internazionale Comunista e resta nella capitale russa
come rappresentante del PCd’I presso il comitato esecutivo
dell’Internazionale. Intanto, in Italia viene emesso mandato
d’arresto nei suoi confronti. A Mosca si innamora di Julca Schucht,
una giovane musicista che gli darà due figli: Delio, nato
nell’agosto del 1924, e Giuliano (che il padre non conoscerà mai )
nato nell’agosto del 1926.
1923 (3 dicembre) Si trasferisce a Vienna con il compito di seguire
più da vicino la difficile situazione del partito comunista in
Italia .
1924 (12 febbraio) Esce il primo numero dell’ “Unità- Quotidiano
degli operai e dei contadini”, nato per sua iniziativa.
1924 (1 marzo) Dedica l’editoriale de “L’Ordine Nuovo” (che intanto
è pubblicato a Roma come quindicinale e con il sottotitolo “Rassegna
di politica e cultura operaia”) alla commemorazione di Lenin, morto
il 21 gennaio.
1924 Alle elezioni del 6 aprile, è eletto deputato in una
circoscrizione del Veneto, con 1856 preferenze.
1924 (12 maggio) Rientra in Italia dopo due anni di assenza . Gli
viene affidata la segreteria generale del partito ed è il capo
riconosciuto del gruppo di deputati comunisti alla camera.
1924 (27 ottobre-6 novembre) Dopo essere intervenuto a Cagliari al
congresso regionale del PCd’I, si concede una breve vacanza a
Ghilarza, dove trascorre qualche giorno con i suoi familiari che non
vedeva dal ’20, quando si è recato in paese per la prematura morte
della sorella Emma .
1925 (1 maggio) Durante il dibattito alla camera sulla legge contro
le associazioni segrete, pronuncia il suo primo ( e unico) discorso
parlamentare.
1925 (novembre) Viene predisposto il piano per il suo espatrio in
Svizzera ( in Italia l’aria è irrespirabile per gli oppositori del
Governo), ma l’interessato non riterrà necessario (e opportuno)
riparare all’estero.
1926 (1 gennaio) Al terzo congresso della PCd’I, che si tiene in
clandestinità a Lione, sono approvate le sue tesi che ribadiscono la
necessità della rivoluzione e l’alleanza tra la classe operaia e i
contadini del meridione.
1926 (8 novembre, ore 22,30) Viene arrestato, insieme all’intero
gruppo parlamentare comunista, con l’accusa di cospirazione contro
lo Stato, d’istigazione alla guerra civile, di eccitazione all’odio
di classe, di apologia di reato e di propaganda sovversiva. Durante
la carcerazione preventiva è sottoposto ad una serie impressionante
di trasferimenti : da Regina Coeli di Roma al carcere del Carmine di
Napoli, dall’Ucciardone di Palermo al confino a Ustica, dal carcere
di Caianello a quello di Isernia, Sulmona, Castellamare Adriatica,
Ancona, Bologna sino a quello di san Vittore a Milano.
1928 (28 maggio - 4 giugno) E’ processato a Roma, dal Tribunale
Speciale per la Difesa dello Stato, insieme agli altri componenti
del Comitato Centrale del PCd’I, e viene condannato a 20 anni, 4
mesi ( di reclusione) e 5 giorni (di arresto). Michele Isgro,
Pubblico Ministero di quello che passerà alla storia come il “processone”,
nella sua arringa , parlando di Gramsci, pronuncia una frase che
diventerà celebre : “Per vent’anni dobbiamo impedire a questo
cervello di funzionare”.
1928 (19 luglio) Giunge al carcere di Turi (Bari), dove resterà
recluso per oltre 5 anni .
1929 Durante la prigionia si dedica ad uno studio approfondito e
sistematico dello sviluppo delle vicende storiche e culturali
italiane. Inizia, così, la stesura delle note che comporranno i
“Quaderni del Carcere” che, pubblicati dopo la fine della seconda
guerra mondiale, si imporranno come un’opera destinata a
rappresentare un profondo rinnovamento della cultura italiana.
1931 Le sue condizioni fisiche, sempre molto precarie, peggiorano
ulteriormente con la prolungata carcerazione.
1932 (novembre) A seguito dei provvedimenti di amnistia e condono,
emanati per il decennale della “Marcia su Roma”, gli viene ridotta
la pena a 12 anni e 4 mesi di reclusione. Da parte sua rifiuterà
sempre l’invito di presentare la domanda di grazia e alla cognata
Tatiana, che glielo chiede con insistenza, risponde che ciò sarebbe
per lui una sorta di suicidio.
1932 (30 dicembre) Muore la madre, ma il triste accadimento gli sarà
sottaciuto per alcuni anni.
1933 (maggio-giugno) In Francia si costituisce un comitato per la
sua liberazione ( e delle altre vittime del fascismo) e vari organi
di stampa (“Soccorso Rosso”, “ Humanité”, “Quaderni di Giustizia e
Libertà”, “Azione antifascista”) si impegnano in una un’ intensa
campagna di opinione in suo sostegno.
1933 (19 novembre) Viene trasferito da Turi all’infermeria del
carcere di Civitavecchia e, in dicembre, sarà ricoverato in una
clinica di Formia e, poi ( nel 1935), alla clinica “Quisisana” di
Roma: è affetto dal morbo di Pott, da tubercolosi polmonare, da
ipertensione, da crisi anginoidi e da gotta.
1934 (25 ottobre) Viene accolta la sua istanza di “liberazione
condizionale”, ma ciò mitigherà solo di poco il regime detentivo a
cui era sottoposto.
1937 (27 aprile, ore 4,10) Muore a Roma, stroncato - nel crollo
generale del suo organismo - da un’emorragia celebrale dopo che agli
inizi di aprile era stato rimesso in libertà. Soltanto la cognata
Tatiana e il fratello Carlo furono ammessi a vedere la salma, che
venne cremata (il 5 maggio) e le ceneri inumate in un loculo del
comune di Roma, al Verano(successivamente , dopo la Liberazione, le
spoglie saranno trasferite al cimitero degli inglesi).
1947 (agosto) Viene assegnato il “Premio Viareggio” alla raccolta
delle sue “Lettere dal Carcere”.
1948 Sono pubblicate le prime parti dei “Quaderni del Carcere”.
Tratto dal pieghevole della mostra “Antonio Gramsci – 70°
anniversario della morte”, a Ghilarza (OR), presso Casa Badalotti
(24 aprile - 5 maggio).
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