Espressione della nostra anima


“Mio padre nei giorni scorsi è tornato a casa con una bellissima sorpresa. “Bambini, venite che vi faccio vedere quanto è bello questo apparecchio!” ha esclamato con entusiasmo e da uno scatolone, davanti ai nostri occhi curiosi, ha tirato fuori un “televisore”. E’ una vera rarità, visto che è l’anno 1958 e non lo possiedono ancora in tanti! “Che sarà mai? Forse un gioco!”, abbiamo pensato noi bambini, che di giochi a dire il vero, ad eccezione del pallone di Alfonso - mio fratello maggiore, non ne avevamo mai visto. Quella novità da quel fatidico momento diventa la mia passione più grande. Ma, purtroppo, lo diventa anche per tutto il vicinato che non lo possiede e che ogni sera immancabilmente si presenta a casa, tanto che mio padre lascia pure il portone d’ingresso aperto, in modo che quegli spettatori entrino senza bussare per assistere ai programmi televisivi. Nei giorni successivi succede un fatto eccezionale: da quel televisore fuoriescono le note delle canzoni del primo festival di Sanremo e tutti gli spettatori, compresa me e i miei fratelli, ne restiamo ipnotizzati e ammutoliti. Alfonso, totalmente stregato, inizia subito a cantare le canzoni che ha ascoltato con grande interesse e col tempo predilige soprattutto quelle di Claudio Villa e Celentano. Egli manifesta pure un gran talento quando parte per la colonia nella riviera adriatica. Infatti nel giornalino, in cui si descrivono le varie attività di animazione, viene perfino messo in risalto il suo nome, come il ragazzino sardo con la voce di Claudio Villa che seduce, sentendolo cantare, addirittura i bagnanti della spiaggia. Anch’io, però, non sono da meno e a soli tre anni mi metto in evidenza cantando col microfono e incidendo in un registratore la mia voce cristallina con la quale accenno, ancora così piccina, le note della canzone “Tintarella di luna”. Quando si tratta di cantare, sfodero una grinta mai vista e la timidezza come per incanto svanisce. Nelle elementari anche la mia maestra, una padovana tutta pepe, si accorge di questa mia predisposizione e mi invoglia subito a cantare. Nonostante la disapprovazione di mia madre, lei mi compra a sue spese un abitino variegato; mette insieme una band di musicisti e a Cagliari, dove poi mi sono trasferita con la mia famiglia, trovo spontaneamente il coraggio di esibirmi, nel teatro delle Saline di Stato, con al mio fianco due compagne che ballano e immedesimano le gemelle Kessler. Da questo momento, incoraggiata dalla mia maestra che è così moderna rispetto a mia madre, il mio successo è assicurato! Partecipo ai festivals del mio rione, cantando e ballando e a volte riuscendo a conquistare anche le vittorie al primo posto.
Il canto per me é tutto, riesce ad affascinarmi e a rendermi felice. Purtroppo i miei genitori non assecondano le mie aspirazioni più recondite!”

Queste sono le righe che probabilmente avrei trascritto nel mio diario nei lontani anni ’60. Col tempo, crescendo, ho accantonato nel mio animo a malincuore questa mia voglia di cantare, compiacendomi semplicemente di canterellare mentre, indaffarata, svolgo le mie faccende domestiche, oppure in macchina mentre mi reco al lavoro. Ricordo che ho trascorso il mio tempo a cantare e ad ascoltare musica anche quando ero in attesa di mio figlio Alessio, poiché la mia gravidanza a rischio mi aveva dato la possibilità di trascorrere a casa un lungo periodo di riposo. Nelle riviste e nei libri avevo spesso letto qualcosa riguardo al beneficio che il nascituro può trarre durante la gestazione dalla musica e dal canto, ma mai avrei immaginato che, per queste mie passioni, dopo la nascita di Alessio si fosse potuto avverare un episodio che per me ha un non so che di prodigioso. Alessio, oggi quattordicenne, da bambino ha tardato a camminare però in compenso ha incominciato prestissimo a chiacchierare. Tutti i giorni, mentre correvo facendo la spola tra baby parking - ufficio e casa, mi dilettavo a cantare in auto per attenuare lo stress di quel tran tran. Il mio bambino sembrava un pacco postale che, ancora addormentato, lo sballottavo di qua e di là. Un giorno, durante la mia estenuante corsa quotidiana, dovevo assolutamente recarmi in Banca per pagare il mutuo della casa che scadeva quello stesso giorno. Col bambino, che allora aveva tre anni, mi accingevo, madida di sudore in un rovente mese di luglio, a star dietro ad una interminabile fila di persone che aspettavano spazientite allo sportello della Banca. Speravo solo che Alessio rimanesse tranquillo. D’altronde fino ad allora lo aveva sempre fatto. Che cosa mi faceva dubitare del contrario quel giorno? Forse il mio sesto senso! Infatti improvvisamente Alessio incominciò ad intonare una canzone ad alta voce, tra il mio disappunto e la mia mortificazione. “Oh Dio! Che gli prende, proprio oggi mi deve fare questo?” Cercavo di farlo stare buono, di zittirlo, invece lui, sorridendo e compiaciuto, insisteva e, con mia grande sorpresa, cantò la canzone ormai famosa dei Nomadi: “Io Vagabondo”. “Come avrà fatto a memorizzare il testo?” dicevo tra me, assai incredula ma anche allarmata di poter causare fastidio a tutte quelle persone in fila e agli impiegati, che dietro il banco svolgevano il loro lavoro. Non potevo neanche andare via, perché il mutuo lo dovevo pagare assolutamente, pena la mora aggiuntiva. Insomma ero disperata. Alessio non sentiva ragioni di smettere finché non avesse cantato tutta la canzone dal principio alla fine. Si era messo letteralmente a dare spettacolo e soprattutto era soddisfatto di sé stesso per essere al centro dell’attenzione. Io, invece, mi sentivo incredibilmente a disagio e maledicevo le volte, a dire il vero tante, che avevo intonato quella canzone in automobile. Non avevo mai sospettato che mio figlio fosse così ricettivo, da imparare a memoria quella canzone, e perfino intonatissimo. Ma, nel momento in cui stavo realizzando che forse sarebbe stato meglio rinunciare di pagare il mutuo e andare via, a costo di sobbarcarmi anche della mora per il ritardato pagamento, notavo un omone in abito che usciva dagli uffici, con un foglio in mano, e si dirigeva nella nostra direzione. “Questo è il Direttore, sta venendo verso di noi per dirci di smetterla”, pensavo preoccupata. Invece, inverosimilmente, quella persona dal viso affabile si inchinò, chiedendo gentilmente a mio figlio: “Come ti chiami piccolino?” Alessio rispose sorridendo e per niente intimorito. ”Ti voglio fare un bel regalo!” aggiunse quel signore tanto gentile, porgendogli il foglio che teneva tra le mani. “Qui c’è scritta tutta la canzone che stai cantando con le rispettive note musicali, così potrai imparare anche a suonarla con uno strumento!” “Evidentemente é anche lui un patito per la musica!” pensavo soddisfatta.
Alessio lo ringraziò e felice smise di cantare. Contemporaneamente quella persona, nella veste di Direttore così come avevo sospettato, chiese gentilmente il permesso, alle numerose persone che mi precedevano nella fila, di farmi pagare il mutuo senza aspettare il mio turno. E grazie al loro consenso, accompagnato anche da uno sguardo sincero e divertito, riuscii ad effettuare finalmente il versamento. Io e Alessio uscimmo infine dalla banca sorridenti, anzi per l’esattezza, appena girato l’angolo, scoppiammo entrambi in una fragorosa risata. Io mi ritenni sicuramente fortunata per non aver aspettato tanto in quella giornata così calda! Alessio, invece, rimase fortemente turbato e altrettanto contento per aver avuto in regalo meritatamente lo spartito di quella canzone che aveva imparato a memoria a mia insaputa.
Dopo undici anni da quell’episodio, mi trovo qui in un teatro come quando ero bambina. Ma non sono più io la protagonista che una volta aveva intonato le canzoni di Mina, Rita Pavone e Marisa Sannia. E non è neanche Alfonso, che tempo addietro aveva preferito quelle di Celentano e Claudio Villa, dal momento che è volato via a soli 30 anni con i suoi sogni mai raggiunti, lasciando un gran vuoto dentro di me. Io mi accontento adesso solo di essere una spettatrice in questo teatro, dove rimbomba invece la voce possente di Alessio, che tiene ancora stretto tra le sue mani il talismano donatogli 11 anni fa dal Direttore di banca. Da quel giorno è scoccata una scintilla nel suo cuore! La sua intraprendenza canora e anche il suo mostrarsi al pubblico con spontaneità, senza un briciolo di timidezza, si sono manifestati da allora. Mio figlio, oltre a possedere talento naturale, è stato anche incoraggiato, nel suo percorso, dall’entusiasmo del maestro elementare e del professore delle scuole medie, così come era successo per me con la mia maestra padovana così intraprendente. I tempi e i generi musicali, però, sono cambiati e in questo teatro Alessio fa esplodere le note delle canzoni dei Musicals “Madre Teresa” e “Pinocchio”, realizzati dall’istituto comprensivo di Elmas. Ed ogni manifestazione musicale oramai è un evento per lui, per potersi esibire con le canzoni dei Musicals di “Notre Dame de Paris” e “Romeo e Giulietta”, che ama più di sé stesso. Assistere agli spettacoli, come spettatrice e non più come protagonista, e intravedere la gioia di mio figlio nel cantare e recitare in un teatro, ora mi riportano indietro nel tempo e ne provo le stesse emozioni. “Come vorrei diventare famoso!” ha esclamato Alessio, abbracciandomi con gioia, alla fine di una rappresentazione. Ed io, desiderando solo questo, ho finalmente esternato con commozione ciò che avevo dentro: “Adesso è tempo anche di studiare per realizzare il tuo sogno, non basta solo il talento naturale!” “Va dove ti porta il cuore e, anche se non diventerai famoso come i grandi Pavarotti e Carreras, io sarò con te perché tu col tuo sogno realizzerai anche il mio e forse anche quello di Alfonso!” “E quando le mie gambe non me lo permetteranno più, ci sarà sempre il mio cuore che con le sue ali lo farà, perché il canto per noi è inconfutabilmente l’espressione più nobile della nostra anima!”

Marilisa