Riceviamo e pubblichiamo


 

Il Venditore di illusioni

 


E’ una via delimitata da pochi alberi, da alcuni negozi e da case semplici. Per tali caratteristiche essa potrebbe sembrare una qualunque strada di un piccolo paese d’Italia, se non fosse per una insegna intermittente, che evidenzia l’esistenza di una scuola di musica che la valorizza rendendola “grande”. E’ per questo che i residenti di questo centro l’hanno denominata con orgoglio “la via della Musica”, grazie anche alla manifestazione musicale che puntualmente ogni anno si ripete con entusiasmo. Dalla scuola provengono incessanti i suoni di vari strumenti musicali che, creando melodie armoniose e diffondendole nell’atmosfera, regalano alle stradine prospicienti un velo di mistero. Chi l’avrebbe detto? Quel paesetto semplice e umile col tempo acquisirà notorietà, anche al di là del mare, per la sua capacità di imprimere nelle persone, del luogo e spesso anche dei dintorni, il desiderio di imparare a cantare o a suonare uno strumento, diventando per molti ragazzi lo scopo della propria vita. Ogni giorno e ad ogni ora in quella scuola di musica denominata “Crescere insieme” c’é un viavai di persone di tutte le età con appresso il proprio strumento musicale, amico fedele che le guida con entusiasmo alla realizzazione della loro vocazione. Ci sono quelle invece che preferiscono utilizzare le proprie corde vocali, per dimostrare alla natura che anche gli uomini, come gli uccelli, possono regalarle musicalità. Ogni suono di strumento e ogni canto umano in questa strada silenziosa si può considerare alla stessa stregua dello scrosciare delle acque di un ruscello che, quando viene giù dalle montagne, sovrasta su tutto, anche sul silenzio che come un contenitore sembra riempirsi, arricchirsi e tutt’intorno all’improvviso non é più silenzio! In questa via non spuntano fiori, ma note musicali che si espandono via via nell’aria per arricchire i cuori dei passanti sorridenti e compiaciuti. Ma quelle note, come per magia, sovrastano di gran lunga anche l’aria fino a toccare le stelle, gli altri pianeti e perfino il Padre Eterno che ne è rimasto completamente sedotto. Ed è per questo che io, Angelo del Paradiso, mi trovo qui - sopra i tetti delle case antistanti questa scuola di musica, perché sono stato incaricato dal Padre Eterno a vigilare e a salvaguardare il bene prezioso di cui sono dotati gli allievi della scuola. <<Che gli sarà venuto in mente al mio datore di lavoro?>> Mandarmi, come un rapace, a fare da vigilante sopra i tetti. Mah…. probabilmente conosce il fatto suo! In fin dei conti non è poi così malvagio questo incarico: è piacevole sentire i ragazzi che cantano e suonano! Starò buono buono e ogni tanto mi farò un pisolino.

….Oramai sono mesi che sto qui acquattato sui tetti ad ascoltare attentamente e a perlustrare con lo sguardo di un condor ogni angolo di questa via. L’allievo che mi ha colpito di più, fin dall’inizio di questa avventura, è un ragazzo che, nonostante sia adolescente, canta già come un adulto e mi ricorda tanto un famoso lirico; quando inizia a cantare mi sveglio di soprassalto e le mie ali si drizzano e vorrebbero volare; mi fa sentire a casa mia, in Paradiso! Mi sa che il Padre Eterno l’ha pensata bene: vuole che lo vigili e lo protegga. Mi piace tanto questo incarico!
Duum.. duum..duum!! <<Ehi, che succede? >> Si sente un frastuono che disturba il tranquillo alternarsi delle melodie. Vedo in lontananza un omone, di corporatura massiccia e il passo pesante, che si avvicina. Sembra tanto sicuro di sé e bussa perfino alla porta della scuola di musica. Sono così curioso di sapere ciò che desidera! Mi sembra di vedere una scritta nella sua maglietta.
Se la mia vista acuta non mi inganna, è proprio la televisione che bussa alla porta della scuola di musica! …. Dopo alcuni minuti dal suo ingresso, quell’omone fuoriesce dalla scuola con un gruppo di allievi, tra cui il ragazzo che, con la sua voce prorompente, non mi fa mai chiudere occhio. In men che non si dica essi salgono su un bus con questo signore delegato dalla televisione. Ho paura che adesso dovrò andare in trasferta! Prontamente spicco il volo e noto che si avviano tutti assieme all’aeroporto. Non dovrebbe essere un problema per me, seguirò l’aereo: destinazione Roma! Sta iniziando ad essere piacevole e movimentata questa mansione! <<Che fanno i ragazzi?>> Si dirigono in uno studio di audizioni canore. Non credo ai miei occhi! Sono contento per quel ragazzo con la voce pazzesca! Dopo alcune ore, eccoli di nuovo fuori; alcuni scontenti ma altri felici. Mi sembra di udire che quelli felici hanno superato le audizioni e sono stati ingaggiati per una trasmissione televisiva di spicco, e pure in prima serata. Non aveva tutti i torti il Padre Eterno a mandarmi quaggiù per questa missione! Ma ciò che più mi lascia perplesso è questo: perché Lui mi ha mandato a proteggere questi ragazzi se sta tutto filando liscio, anzi sta andando a gonfie vele? Boh, vediamo un po’ come andrà a finire! Subito dopo i ragazzi ritornano, ed io in picchiata con loro, alla sede della scuola di musica e le lezioni di canto si moltiplicano assiduamente. I ragazzi che hanno superato le audizioni a Roma, tra cui quello con la voce potente, dovranno solo aspettare la chiamata per presentarsi alla trasmissione. Per questi ragazzi é un sogno incredibile! Così tanto giovani e già alla televisione! Addirittura a cantare in diretta, accompagnati dall’orchestra dal vivo, sul palco Ariston di Sanremo, teatro rinomato dove migliaia di cantanti hanno sempre desiderato accedere almeno per una volta! <<Ehi ragazzo che ti succede, perché tieni i capelli lunghi?>> Oh no, dimenticavo che non mi puoi sentire, sono un angelo! Mi è sembrato però di capire, dalle conversazioni tra il ragazzo e i genitori, che la tivù abbia consigliato a tutti i ragazzi, prescelti per il cast, di tenere i capelli lunghi e che abbia delegato perfino delle sarte a prendere loro le misure per poter confezionare gli abiti. <<Accidenti, sembra proprio di vivere una bellissima favola! Sono contento per questo ragazzo, se lo merita proprio! Mamma tivù è buona come tutte le mamme del mondo!>> <<Vai ragazzo, continua così, dai il meglio di te stesso, esercitati a cantare, vedrai che questo sacrificio, perfino tralasciando i tuoi studi liceali, ti porterà al successo televisivo!>> A volte mi illudo che il ragazzo mi possa sentire, ma sono così entusiasta per lui che a volte mi faccio prendere dall’euforia! Finalmente mi rilasso e mi riadagio su questi tetti aspettando tranquillo il grande giorno. Ma i giorni passano e la telefonata della società, per comunicare la partecipazione al programma, si fa attendere, tanto che il ragazzo non studia più come prima, diventa ansioso, per cui costringe i genitori, preoccupati per lui, a telefonare essi stessi alla società per avere notizie. E questi subito dopo la telefonata, risollevati per essere stati tranquillizzati dalla società, lo fanno a loro volta con il proprio figlio e aspettano. Aspettano…. aspettano…., ma dopo le prime tre serate non succede un bel niente. Alla quarta serata trilla il telefono: <<Evviva è la tivù!>> la mamma del ragazzo esclama felice. L’espressione di felicità però dura poco, perché nel viso della donna adesso si legge solo delusione, per aver appreso la notizia, dall’altro capo del telefono, che la partecipazione del figlio al programma non dovrebbe più avvenire; la società avrebbe deciso cinicamente di sostituire una parte dei ragazzi del cast con alcuni dell’edizione precedente.
In un millesimo di secondo quel sogno, come una bolla di sapone, svanisce. Odo tristemente da quassù i singhiozzi di pianto per la forte delusione; avrei voglia di sbattere freneticamente le mie ali, perché mi sento così turbato e provo tantissima solidarietà nei confronti di quel ragazzo che adesso soffre. Durante tutto questo tempo ho sognato e volato con lui e solo in questo momento capisco perché il Padre Eterno mi ha incaricato di portare a termine questa missione; probabilmente già sapeva come sarebbe andata a finire! Ma io adesso non posso proprio fare a meno di scuotere freneticamente le mie ali, dimentico pure di essere un angelo e maledico quell’uomo che precedentemente aveva bussato a quella porta promettendo il Paradiso. Egli sembrava una persona così buona e sincera con le sue promesse, invece si é dimostrato semplicemente un venditore di illusioni. Mi sento combattuto, vorrei difendere quel ragazzo che soffre tanto per essere stato illuso con false promesse; dovrei consultarmi col Padre Eterno per il da farsi, invece non perdo tempo e prendo da solo l’iniziativa. <<Ehi, signora, faccia qualcosa!>> dico alla mamma del ragazzo. <<E’ suo figlio, ed è pure minorenne e lei lo deve tutelare!>> aggiungo con insistenza. <<Suo figlio con la sua dote canora ha fatto sognare migliaia di persone e per questo merita di essere premiato!>> Questa volta sì che la mia voce viene udita dalla mamma del ragazzo! Infatti improvvisamente lei reagisce, combina un pandemonio nell’ambito della società organizzatrice pur di dimostrare al figlio che almeno i genitori lo difendono. <<Oh Dio, grazie!>> esclamo io, quando vedo finalmente la famigliola - padre, madre e figlio, che si avviano con le valigie verso l’aeroporto: destinazione Sanremo! <<Accidenti, devo andare di nuovo in trasferta, ma questa volta a fin di bene e ne sono contento!>> <<Bello questo teatro! Chissà se qualcuno, al di là dello schermo riesce a vedermi?>>...<<Per favore, gentile presentatrice, pronunci il nome di questo ragazzo, la prego!>> suggerisco alle sue orecchie. Macché non mi sente, o forse non vuole sentirmi! Purtroppo il nome del ragazzo viene messo in risalto solo alla fine della trasmissione, nei titoli di coda, e fugge via velocemente come è volata via questa seconda edizione di “Ti lascio una canzone nel cuore”.

Sono però riuscito, con l’aiuto del Padre Eterno, nel mio intento: il ragazzo a cui tengo tanto ha cantato in gruppo la canzone “We are the world” di Michael Jackson, il cantante appena scomparso. Sì…. solo gli angeli come me sono stati attenti al contenuto delle parole di questa canzone:
“Noi siamo il mondo, noi siamo i bambini, noi siamo quelli che un giorno porteranno la luce, quindi cominciamo a donare”.
Ed io aggiungo: <<E’ per questo che i bambini e i ragazzi li dobbiamo proteggere dalle ingiustizie e dai soprusi da parte degli adulti!>>
Poi mi rivolgo al ragazzo che, andando via felice da Sanremo, finalmente mi sente:
<<Non importa, mio piccolo grande Pavarotti, se hai cantato anonimamente e in modo contrario da come la società ti aveva assicurato! Hai dato voce, però, dal Teatro Ariston di Sanremo alla tua gioia di cantare ma anche al tuo dolore per l’ingiustizia subìta, attraverso questa bella canzone che si è dimostrata la più idonea per trasmettere una richiesta di correttezza e di onestà alla regia e alla produzione del programma nei confronti dei giovani artisti. Chissà, forse c’è stato lo zampino mio e di Dio!>>
 

Marilisa Boi