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Nel pomeriggio del 14 novembre, presso la sede sociale,
il Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia,
presieduto da Gesuino Piga, ha commemorato i 17 avieri
sardi assassinati dai nazisti a Sutri (“martiri di Sutri”),
in provincia di Viterbo.
Il mattino del 17 novembre
1943 da reparti delle SS tedesche furono catturati in
territorio di Capranica 18 giovani avieri, sbandati in
seguito all'armistizio dell' 8 settembre. Nel pomeriggio
dello stesso giorno, dopo un rapido interrogatorio,
furono portati su un autocarro in località Montefosco
del vicino comune di Sutri. Fatti scendere, furono
invitati a dirigersi verso un fosso. Mentre si
incamminavano nella direzione indicata furono
mitragliati alle spalle. I tedeschi non mancarono di
sparare anche un colpo alla nuca a ciascuno di essi.
Uno di loro riuscì comunque,
miracolosamente, a salvarsi: Fernando Zuddas di Sardara
(Cagliari), sebbene ferito, raggiunse una strada
provinciale dove fu raccolto da due cittadini di Sutri;
fu lui quindi a raccontare i particolari del massacro.
Dei 17 caduti le salme
identificate sono quelle di Piero Contini di Oristano,
Giuseppe Canu di Dorgali, Giuseppe Deroma di Osidda,
Sebastiano Pinna di Osidda. Di 8 militari si conoscono
i nomi ma non sono state identificate le salme: Mè Nino,
Mezzettieri Giovanni, Cossiga Salvatorico, Mulas G.
Battista, Pilo Gavino (tutti e cinque di Ploaghe) e
inoltre Barcellona Pietro e Mereu Pasqualino, entrambi
di Oristano, nonché Piras Efisio di Iglesias. Non è
conosciuta invece l'identità delle rimanenti 5 salme.
La relazione ufficiale redatta
dal Comune di Sutri sull'episodio è riportata alle
pagine 207-208 del secondo volume dell'opera
“L'antifascismo in Sardegna”, curata da Manlio Brigaglia,
Francesco Manconi, Antonello Mattone e Guido Melis,
pubblicata dalle Edizioni della Torre, con il patrocinio
del Consiglio regionale della Sardegna, nel 1986.
Nel 1987, facendo ricorso alla
memoria di un informatore di Ploaghe (Peppino Montesu),
mi misi in contatto con un ploaghese che era riuscito a
scampare anche lui allo sterminio operato a Sutri dai
nazisti. Antonio Francesco (Cicciu) Masala si era
salvato dalla carneficina insieme ad altri quattro
avieri suoi commilitoni (Baingio Pirastru, Francesco
Pulina e Baingio Masia di Ploaghe nonché Filippo Ezza di
Usini) in quanto ripararono non nella chiesa di Santa
Maria di Capranica (in cui furono catturati — a seguito
della delazione di un fascista locale — i futuri
martiri) ma in una casa diroccata da cui peraltro erano
fortunatamente usciti per procurarsi un po' d'acqua.
Difficilmente Masala e gli
altri si sarebbero però salvati se non fossero stati
aiutati da una famiglia del luogo prima a trovare il
rifugio e poi a schivare il rastrellamento delle SS.
A Pavia ha ricostruito l'intera vicenda qui sopra
sintetizzata Laura Calmanti, da poco laureatasi presso
l'Università della Tuscia di Viterbo con una tesi
(relatore il prof. Leonardo Rapone) dal titolo "Due
centri del viterbese tra storia e memoria. Le stragi di
Bieda e Capranica del 1943 nelle fonti documentarie e
nelle testimonianze orali".
La tesi è articolata in due capitoli principali in cui
vengono analizzate le vicende relative alle due stragi.
Nel corso del rastrellamento avvenuto a Bieda il 29
ottobre 1943 morirono 14 uomini, in buona parte
cittadini del luogo. Tra le vittime si annovera,
comunque, anche un giovane sardo originario di Orgosolo
(Andrea Salis).
Vittime della strage di Sutri furono invece, come si è
detto, 17 giovani soldati sardi catturati a Capranica,
sbandati a causa del disfacimento dell'esercito italiano
seguito all'annuncio pubblico dell'armistizio di
Cassibile. Contrariamente ad altri lavori precedenti
questo studio è stato concentrato maggiormente sulla
memoria della strage nella cittadina di Capranica e non
in quella di Sutri, nel cui territorio vennero
effettivamente ritrovati i corpi dei giovani militari
trucidati. Tale scelta è stata dettata in primo luogo
dal fatto che tutti i soldati rastrellati la mattina del
17 novembre 1943 avevano trovato ospitalità proprio in
questo piccolo centro del viterbese. Inoltre buona parte
dei documenti archivistici recuperati da Laura Calmanti
nel corso della ricerca vedevano il coinvolgimento di
testimoni ed imputati residenti, appunto, in Capranica.
Molto
interessante è la prospettiva metodologica adottata
dalla Calmanti: le fonti costituite dalla
documentazione archivistica e dalle testimonianze orali
(ma ce n'è anche una scritta, proveniente da Antonio Loi
di Ulassai da più 40 anni emigrato in Francia, che fu
anche lui testimone delle vicende in esame e che si è
fatto vivo dopo aver letto un articolo sul “Messaggero
Sardo”) vengono confrontate e incrociate: in questo
modo il capitolo “La storia interpretata a Capranica” si
correla all'altro “La storia interpretata dai sardi”.
La Calmanti ha fatto ricorso
anche a testi giornalistici e saggistici pubblicati in
Sardegna: il mio articolo "I pastorelli di Ploaghe morti
per la Resistenza" ("Il Messaggero Sardo" del giugno
1987); l'inchiesta di Dino Sanna “Strage nella
boscaglia” nell’ “Almanacco di Cagliari” dell’anno 1993;
l'articolo di Paolo Murtas “L'orrenda carneficina” su
“Sardegna Fieristica” (numero datato aprile- maggio
1994); il libro del compianto Gaetano Gugliotta
"Arrestati a Capranica. Trucidati a Sutri" (2005; copie
ancora presso la vedova: Via Firenze 61, 09045 Quartu
Sant'Elena); l'articolo di Gianni Filippini "Quei 17
sardi trucidati a Sutri" ("L'Unione Sarda", 9 maggio
2005).
Nell'ultima parte della
manifestazione di Pavia è stato proiettato ai numerosi
presenti il documentario di Dino Sanna “I martiri di
Sutri” curato per RAI Sardegna nel 1993 con le
testimonianze di molti cittadini di Capranica e quella,
basilare, di Rinaldo Zuddas.
E' auspicabile che
i paesi (Ploaghe, Oristano,
Osidda, Dorgali, Iglesias) di cui erano originari questi
pastori, contadini, operai avvertano il dovere storico e
morale di ricordarne il sacrificio. Lo stesso discorso
vale per Orgosolo, paese natale di Andrea Salis, ucciso
a Bieda. Ammirevole è stato sempre in questi decenni
l’impegno dell’Aeronautica militare (grandioso monumento
a Sutri; lapide presso l’aeroporto di Elmas; non a caso
la locale scuola media ha prodotto una bella ricerca
sull’argomento: si veda
http://www.scuolaelmas.it/pace/speranze_di_pace.htm
).
La città di Sutri celebra da
decenni il IV Novembre – Festa dell’Unità Nazionale –
con una giornata dedicata alla memoria dei caduti
nell'orribile eccidio che le SS perpetrarono tra le
campagne di Sutri e Bassano Romano.
Ha scritto al Circolo
“Logudoro” di Pavia il sindaco di Sutri Guido Cianti:
“Sono sempre i vivi i sentimenti di stretto affetto che
legano la popolazione della nostra Città ai giovani
sardi che da quel 17 novembre 1943 sono diventati
ufficialmente figli di Sutri: i 17 avieri sardi
barbaramente uccisi dalle SS tedesche hanno sempre avuto
un posto privilegiato nel cuore della gente di queste
zone profondamente legata ai valori della vita”. |