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Riflessione
critica del maestro Gigi Cancedda sulle attività proposte nella
Giornata Mondiale del Teatro |
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Non ho visto il saggio finale di “Hip Hop Hurrà”. Ma ho visto le foto e letto (più volte) l’articolo di Brunella Angius sul nostro sito. Le fotografie, mezzo comunicativo che più si avvicina alla realtà, testimoniano di una serata allegra, dove i protagonisti principali, bambini e ragazzi, si sono “divertiti” moltissimo, e questo è sempre un bene. L’articolo, facendo salve naturalmente le buone intenzioni della collega, lo trovo dal punto di vista educativo alquanto deleterio. Spero non scandalizzi la sincerità, mi auguro soprattutto, che abbia cittadinanza un’opinione diversa da quella uniformata al “comune sentire”. Cerco di spiegarmi facendo una qualche considerazione. Cito Napolitano, il nostro amato Presidente. Egli dice a proposito della giornata mondiale del teatro –“ Partecipo con piacere alle iniziative programmate per l'occasione con il video "Il Quirinale per il teatro", che testimonia l'attenzione da me personalmente e istituzionalmente rivolta al mondo del teatro. Sono convinto che la nostra tradizione teatrale costituisca una componente originale e significativa della storia del teatro in Europa e che essa sia parte integrante di quel patrimonio culturale e artistico che tutto il mondo apprezza e da cui l'Italia trae prestigio e simpatia”.- Ora, sinceramente, pensiamo che Napolitano ci invitasse a emulare Snoopy Dog o Celine Dion e il suo love theme of Titanic, o ancora Whitney Houston di Bodygard? Persone e canzoni rispettabilissime naturalmente, ma che relazione possano avere con le convinzioni del Presidente di cui sopra , è difficile capirlo. E comunque mi pare scontato che non provengano dalla nostra tradizione teatrale. Come altrettanto vero risultino appartenere a quella “cultura” d’importazione massmediatica che tutto informa verso i dettami del mercato e quindi del consumo globale. La seconda considerazione, che poi discende anche dalla prima, è questa. Sono i nostri ragazzi a scegliere le modalità del loro “star bene divertendosi”, o siamo noi adulti che inconsapevolmente (direi più per pigrizia intellettuale) e passivamente gli porgiamo in modo acritico quello che passa il convento, soprattutto quel gran convento che si chiama TV? –“La televisione è un grande intellettuale collettivo, persuasore di massa, con una strumentazione e un radicamento enormemente più allargati rispetto a quelli del più tradizionale maitre à penser., essa supera agevolmente tutte le barriere costituite dall’analfabetismo, dall’assenza di cultura e perfino dalle differenze politiche e ideologiche.” (1) Quindi la TV assurge a strumento pedagogico che forgia e uniforma una sorta di “civiltà e cultura unica mondiale”, che probabilmente rappresenta il nostro destino. Possiamo chiederci, però, se è proprio necessario che il tutto avvenga sotto forma di appiattimento mentale generalizzato. Mi chiedo soprattutto se dobbiamo rassegnarci ad una sorta di totalitarismo morbido che omologando pensieri e costumi, distrugge l’individuo e la sua creatività, il suo essere parte della comunità e allo stesso tempo singolo individuo, distinguibile per capacità, qualità specifiche e apporto critico e costruttivo. Per dire che non dobbiamo meravigliarci di questa china si potrebbe tornare indietro di quasi due secoli-“Vedo una folla innumerevole di uomini simili e uguali che girano senza tregua su sé stessi per procurarsi piccoli piaceri volgari, con cui si appagano l’anima. Ciascuno di loro, preso da canto, è come estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui l’intera specie umana; quanto al resto dei suoi concittadini, li ha accanto ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso e, se una famiglia gli resta pur sempre, si può almeno dire che non ha più patria”.-(2) Senza essere inclini ad un catastrofismo di comodo, si può comunque dire che eravamo avvisati. Non avendo molto in simpatia la figura dell’eroe solitario, sono portato a credere nella capacità di una comunità di non accettare passivamente quello che comunque è il nostro destino, soprattutto dei nostri figli, e quindi credo fortemente in una capacità di una nuova resistenza. Uno dei baluardi, per quello che ora ci interessa, è sicuramente la scuola; oltre che luogo di apprendimento del sapere è anche luogo di educazione-formazione di senso della comunità, di modelli culturali difficilmente omologabili perché densi di spirito critico. Certo di fronte all’attacco neoconservatore e al tentativo di distruzione sistematica a cui è recentemente (ma non solo) sottoposta, essa fatica, a volte arranca quasi avesse paura di trovarsi indietro rispetto ai modelli culturali imperanti per cui scioccamente li insegue acriticamente; ma nel complesso, a macchia di leopardo, come si dice, nel territorio nazionale resiste. Abbiamo, quindi, un baluardo su cui contare, un luogo difficilmente espugnabile da chi vorrebbe plasmare gli italiani a modello del Grande Fratello e dell’Isola dei Famosi. Ecco a me pare che talune volte, proprio per pigrizia intellettuale o per paura di non essere adeguati ai modelli imperanti, facciamo degli scivoloni pericolosi. Nell’articolo della collega, sia nei contenuti, pochi sulla giornata internazionale del teatro, ma soprattutto nella modalità comunicativa, non si distingue la differenza che dovrebbe pur esserci tra l’insegnante e una qualsiasi conduttrice di un par terre di “Amici”. Questo è il guaio: ci caschiamo anche noi. La domanda interessante potrebbe essere: come mai? Ma questo, ora, aprirebbe un'altra discussione. Per i nostri alunni e i nostri figli vale ancora la pena di prendere posizione ed esprimere un parere, magari spogliato da una certa ipocrisia imperante e di frasi ad effetto con poco senso. Esempio? Spessissimo, anche tra i genitori, si sente dire- “la speranza del mondo sono i bambini». Del futuro dei bambini, che coincide con il futuro dell’uomo, a questo nostro presente non sembra interessare più di tanto. Se è da tempo che lo slogan corre, si può constatare molto facilmente come sia bugiardo: forse che il mondo è migliorato man mano che i bambini degli anni passati diventavano adulti? Anche la scuola, dopo oltre trent’anni di insegnamento credo di essere un buon testimone, e le famiglie, ma l’intera società purtroppo, hanno dovuto verificare come, una volta adulti, quei bambini allevati nei modi migliori finivano per accettare un mondo che invece di migliorare andava peggiorando. Si è obbligati a constatare con angoscia che dei bambini, di cui tutti parliamo e a cui tutti pensiamo, importa veramente solo al mercato, e che è il mercato a educarli, spesso, con la correità degli adulti. Ciò nonostante, l’impegno deve continuare, la scuola deve persistere nel suo ruolo formativo e quindi di baluardo come prima si diceva. Cronologicamente è vero che i bambini sono il futuro; proprio per questo sono convinto che la scuola sia il luogo per eccellenza dove, insieme alle famiglie, sarebbe opportuno tornare a parlare della loro condizione con strumenti adeguati, di inchiesta e di verifica. A mio avviso sarebbe necessario prestare più attenzione, per respingerli, agli assalti dei guru televisivi e della pubblicità, il cui scopo fondamentale è quello di abituarci all’accettazione del presente come che sia, mettendo in discussione solo le sue apparenze e mai le sue sostanze. Sull’infanzia, il discorso deve continuare ed è anzi opportuno litigare anche di brutto, ma con passione, intelligenza critica e impegno civile.
Note: (1) Alberto Asor Rosa –Il grande silenzio - ed. Laterza 2009 (2)Alexis de Tocqueville- La democrazia in America- 1835
Luigi Cancedda insegnante elementare |
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Le immagini del
sito testimoniano l'impegno dei docenti nei diversi settori, con
spettacoli anche di qualità che hanno visto una grande
partecipazione e spettacoli minori che hanno l'obiettivo di far
stare assieme i ragazzi, di farli crescere con le più svariate
proposte, anche talvolta con quelle da loro espressamente richieste
(che sono una minima percentuale rispetto a quelle programmate dalla
scuola), poiché non è nostro intento fare demagogia con gli alunni e
i genitori. |