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GIUIACQUAS
Quando ero
bambino la chiamavano semplicemente GIUIACQUAS. Via Giliacquas,
com’è evidente, significa Acque di Santa Gilla. Per noi era la
strada che portava al “mare”. Il termine stani era usato soltanto da
qualche anziano. Era una strada sterrata, silenziosa, fiancheggiata
da alte siepi di fichidindia. Ma il 29 Giugno per “Santu Perdu”, la
strada si animava: un fervore insolito, un via vai di pescatori,di
volenterosi, di gente allegra, la percorreva. Era la gioiosa
atmosfera “de sa Barcheggiara”. Nel primo pomeriggio, la gente si
incamminava verso il mare. Molte giovani donne col vestito nuovo di
crespo andavano giulive a braccetto cantando a trallallera. I
giovani ammiccavano, alcuni erano muniti di un bottiglione di vino
rosso. Prima di perdersi in piccole diramazioni, la strada voltava a
sinistra all’altezza de “Sa contonera de Giuiacquas”. Dopo il
passaggio a livello lo stagno, con i suoi riflessi argentei, si
offriva subito in gran parte alla vista. Lì dove attualmente si
trova il deposito della forestale, vi era “Su Portu” o “Portisceddu”,
una piccola insenatura naturale, ora collegata. Sulla riva vi era la
casetta de “Sa Quarta Regia”. Essendo lo stagno di proprietà del
Demanio, la quarta parte del pescato andava per l’appunto allo Stato
che lo esigeva per mezzo dei suoi agenti. Le barche da pesca col
loro ventre piatto, infilavano la prua di qualche metro oltre la
riva. Si pagava un soldo (dieci centesimi di lira). Il barcaiolo
solerte ed il suo secondo, aiutavano i passeggeri a salire a bordo,
sistemandoli opportunamente. Prendevano il largo stracariche. La
gente, felice, intonava il trallallera. Le più esperte incitavano:
“In pizzu de cuddu monti mi pongu a fai arranda, nott’esta o cras’e
notti m’aspettu sa domanda…”. Da altre barche echeggiavano anche
canti religiosi: “Di Bonaria celeste Regina…”, il tutto intramezzato
da esplosioni di gioia. I giovani emettevano grida gutturali, invero
strane, somiglianti al nitrito di un cavallo focoso: secondo alcune
ipotesi sarebbero di origine araba. L’orizzonte dello stagno
affollato di barche faceva da contraltare alla moltitudine
multicolore in attesa, assiepata sulla riva. La gente, ubriaca di
sole e di sana allegria cominciava a sfollare lentamente al calar
del sole. La sagra andò in disuso durante la guerra. Venne ripetuta,
se non vado errando, nell’immediato dopoguerra. Poi per oltre
cinquant’anni, rimase soltanto un ricordo nella memoria degli
anziani. Ma oggi, 29 giugno 2008, un antico fervore ha ripercorso la
via Giliacquas. Come è cambiata e stravolta Giuacquas! I Masesi,
vecchi e nuovi, si sono incamminati nuovamente sul suo antico
tracciato: non a piedi, come una volta, ma con lo stesso spirito di
una volta. La Santa Messa, la processione a mare e nelle vie del
rione Laguna, la gente assiepata sulla riva, hanno riportato alla
mente immagini di altri tempi. Rallegriamocene. Ringraziamo coloro
che, col ricordo e con fattivo impegno hanno fatto sì che questa
festa di “Santu Perdu” sia potuta risorgere, rimettendo in luce un
altro tassello della nostra identità. Andiamo avanti. Lo stagno, o
laguna, come giustamente viene chiamata di questi tempi, non è
ancora guarito. L’uomo ne ha in parte modificato gli orizzonti e
l’ambiente. Solo i monti di Arcosu, i loro affascinanti profili sono
rimasti immutati, quasi come auspicio e segno che la Natura è
“resistente” e che se aiutata e capita da tutti noi, può infine
tornare a vivere.
Ce lo auguriamo di tutto cuore!
Elmas, 29
Giugno 2008
Raimondo Pintus |