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La parola ‘tracca’ è di etimologia incerta, secondo alcuni
studiosi, sembra derivare dalla parola araba ‘tabaqa’ diffusasi
in Italia dalla Sicilia, ma non si esclude un’origine latina dal
connubio del termine ‘trabum’ con ‘baracca’ che divennero
‘trabacca’ e in seguito ‘tracca’.
Le traccas erano l’unico mezzo di locomozione che i sardi
avevano anticamente e che veniva sfruttato per le trasferte
lunghe in cui era necessario portarsi tutto l’occorrente per
vivere fuori casa. Si mettevano i materassi di crine sopra le
tavole del carro che poi si coprivano con lenzuola ricamate e
copriletto. Alla fine si caricavano i cibi e le bevande. Al
seguito c’era anche il bestiame che veniva ucciso durante il
viaggio o la permanenza negli altri paesi. La tracca è formata
da un carro in legno, che ricalca quello utilizzato dagli
antichi romani:la prova è nelle ruote che ancora oggi in alcune
traccas sono piene e non a raggiera. Al carro vengono attaccati
i buoi per le corna, sempre rispettando una tradizione
millenaria. I buoi scelti sono addomesticati e molto mansueti.
La riprova della loro docilità è nell’immensa pazienza che
dimostrano durante la sfilata del primo maggio, in cui sono
costretti a camminare sotto il sole e in mezzo a due ali di
folla con gli addobbi sulle corna e nel collo.
Ogni tracca viene addobbata in maniera diversa in base ai frutti
della terra disponibili nei vari paesi e all’artigianato locale.
Tratto da
www.ufficiostampacagliari.it/reportage.php?pagina=2&sottopagina=11 |