Storia della piana di Simbilia


 

Classi quinte, sezioni A e B, Scuola primaria via Buscaglia Elmas-Maggio 2008
 

La piana di Santa Caterina è un sito di grande importanza storica così come testimoniano le numerose tracce archeologiche visibili ancora oggi.
Approdo facile e sicuro e fonte di ricchezza produttiva per la pesca e la raccolta del sale, la zona di Santa Caterina ha conosciuto frequentazioni fin dal periodo neolitico proseguite poi nel periodo nuragico, in quello fenicio – punico e durante la dominazione romana nell’isola.
A pochi passi dalla Carales punica prima e romana poi, la zona di Santa Caterina doveva costituire un punto strategico per i commerci e per le coltivazioni.
In periodo romano così come testimoniato da alcune campagne di scavi condotte a metà del secolo scorso, nella zona dovevano essere state edificate le ville dei grandi potenti romani e un tempio di cui si sospetta l’esistenza visti i numerosi resti di conci calcarei, marmorei, colonne e tessere di mosaico documentate anche dalla tradizione orale degli ormai vecchi masesi che ricordano la zona prima dei numerosi saccheggi alla quale nel corso degli anni è stata esposta.
La prima traccia scritta dell’esistenza del villaggio di Semelia e della chiesa di Santa Caterina risale al 1095 ed è attestata da una bolla papale con cui Papa Urbano II° confermava i possessi dei monaci benedettini dell’ordine di San Vittore di Marsiglia nel giudicato cagliaritano. Il villaggio di Semelia in periodo giudicale si trovava a pochi passi dalla capitale del giudicato di Caller, che si estendeva dall’attuale Viale Trieste fino alle rive dello stagno di Santa Gilla. Cosicché Semelia doveva costituire quasi una sorta di frazione della Cagliari di allora. Costituita da pochi agglomerati di case con relative pertinenze di terre, servi e animali venne concessa ai monaci vittorini che per tutto il medioevo se ne occuparono sfruttando la terra per la coltivazione degli olivi e lo stagno per la pesca e per la raccolta del sale.


La chiesa di Santa Caterina di Semelia faceva parte della lunga catena di chiese di proprietà dei vittorini lungo tutto il litorale del golfo di Cagliari. Basti pensare alla chiesa di Sant’Efisio di Nora e alla chiesa di Sant’Elia presso l’omonimo promontorio. Nella prima metà del XII secolo erano nelle mani dei Vittorini vaste proprietà dell'attuale provincia di Cagliari: nel Campidano , nel Parteolla , nel Sulcis-Iglesiente , nella Trexenta . Qualche altro possedimento era in Provincia di Nuoro, a Posada; alcuni infine nella Provincia di Sassari.
Il villaggio di Semelia durante la proprietà dei vittorini era un villaggio produttivo soprattutto per l’approvvigionamento del sale. I monaci dell’ordine di San Vittore di Marsiglia si erano infatti sempre distinti per la loro grande abilità nei commerci. La produzione e la vendita del sale erano attività solitamente esercitate dai monaci Vittorini che anche nella regione marsigliese possedevano numerose saline: in Sardegna riuscirono a rendere produttiva l'industria del sale, alimentando un'attività commerciale con la Francia meridionale e favorendo l'apertura di empori da parte della classe mercantile della Provenza. Cosa questa che disturbava i pisani che proprio nel 1266 riuscirono a portar via il monopolio del sale dalle mani dei Vittorini. Pian piano i monaci dell’ordine, con l’espropriazione prima da parte dei pisani, poi da parte degli aragonesi di numerosi possedimenti nel territorio cagliaritano e del controllo delle saline, abbandonarono l’isola e nello specifico la proprietà di Semelia e la chiesa di Santa Caterina passarono nel XIV° secolo alla mensa arcivescovile di Cagliari.
In un documento del 1365 che riguarda Semelia e la mensa arcivescovile, è possibile intuire i confini del villaggio che si spingeva fino all’attuale zona della “marina” di Cagliari. Intorno alla metà del ‘300 il villaggio di Semelia doveva essere abitato da una quarantina di persone, non poche per quel periodo in cui aveva fatto in Sardegna per la prima volta la sua comparsa, la peste. Ma pian piano il centro e il fulcro della vita di Semelia venne meno tanto che l’ultima classificazione della chiesa di Santa Caterina con la definizione di parrocchia risale al 1524. Cosa che fa supporre ad un piccolo nucleo di popolazione che era ancora presente nella zona. Ma è il 1528 l’anno certo del suo definitivo spopolamento, documentato dalla donazione fatta dall’imperatore Carlo V° a Isabella di Sanjust dei territori di Villa del Mas, popolata, e di Semelia e Moguru indicati come spopolati. La chiesa di Santa Caterina venne così affidata ad un monaco eremitano così come risulta da un’epigrafe situata in un’ acquasantiera all’interno della chiesa.

                                                  La chiesa di Santa Caterina

La Chiesa di Santa Caterina di Semelia in territorio di Elmas si trova nell’entro terra dello stagno di Santa Gilla. Proprietà dei monaci benedettini dell’ordine di San Vittore di Marsiglia, edificata intorno all’XI secolo è testimoniata per la prima volta in una bolla papale del 1095 con cui Papa Urbano II confermava i possessi dei Vittorini nel giudicato cagliaritano. Situata dietro la zona dell’attuale aeroporto, e a pochi passi dalla linea ferroviaria, rimane unica testimonianza visibile del primo insediamento nel territorio masese durante l’età dei giudicati.
La chiesa di Santa Caterina è inserita al centro di un grande casolare con un vastissimo cortile attorno al quale si ritrovano gli esempi di quelli che dovevano essere gli alloggi dei monaci Vittorini, divenuti poi “cumbessias” ( locali attigui alla chiesa) per accogliere i pellegrini durante le feste. La chiesa è ad impianto mononavato, con in facciata campanile a vela di recente rifacimento e finestra rettangolare sopra il portale unica fonte di luce per l’interno. Era originariamente costituita da una copertura lignea a capriata Per l’edificazione della chiesa romanica, in muratura eterogenea sono stati utilizzati conci risalenti al periodo romano di cui si rileva testimonianza anche nell’ingresso del portale e nel lato esterno destro della chiesa. Dell’impianto originale della chiesa si conserva l’abside di proporzioni ampie e basse che, anche se molto rimaneggiato, doveva essere costituito da una copertura a falda di cono con travi opportunamente disposte. Anche la soglia d’ingresso e il pavimento sono risalenti al primo impianto. Accanto al portale, nella parete destra della facciata, internamente , si apre una piccola nicchia ad arco a ogiva fatta in arenaria di recente individuazione che era stata murata e dove è stata recuperata una statua lignea della Madonna Immacolata, risalente ad una data di incerta interpretazione. Nella parete longitudinale sinistra della chiesa si può osservare un oculo aperto, a mezza altezza rivolto verso la costruzione che affianca la chiesa e che al tempo dei vittorini doveva costituire l’ossario. Sempre nella stessa parete molto rimaneggiata, si osserva l’inserimento di un pezzo di capitello di epoca romana. Dietro l’abside sono state riscontrate tracce delle fondamenta della chiesa primitiva. Tutto intorno alla struttura sono presenti testimonianze di epoca romana: capitelli corinzi, basi e frammenti di colonne. L’attuale copertura lignea è frutto di un intervento di ristrutturazione dell’edificio avvenuto nei primi anni ’90.

                                                                La tradizione orale

Si tratta di una storia molto curiosa, legata nei suoi eventi e nella sua vicenda alla storia della chiesa di Nostra Signora di Bonaria di Cagliari, tramandata nella tradizione orale dei vecchi del paese. Pare che i monaci vittorini, fossero presenti già nel sito di Santa Caterina prima del 1095, (anno di cui si ha la prima attestazione scritta della presenza della chiesa di Santa Caterina) con il convento e che fossero proprietari di tutta la zona circostante. Vivevano di agricoltura, pesca e commercio del sale. Per il commercio del sale si avvalevano della collaborazione di pescatori che abitavano nei centri vicini.
Secondo la leggenda, un giorno alcuni pescatori impegnati nello stagno, che lavoravano al servizio dei monaci, videro una cassa di legno semisommersa dall’acqua. La portarono a riva e la aprirono. All’interno vi trovarono una statuetta in corallo di Santa Caterina. Nella storia di quel periodo, sono stati attestati molti eventi simili a questo relativi a ritrovamenti di statue di santi all’interno di casse di legno trovate in mare. Secondo le fonti era un’usanza tipica degli spagnoli che erano soliti gettare in mare le casse in legno con all’interno simulacri di santi per sedare il mare in tempesta. Da allora si decise, sempre secondo la leggenda, di intitolare la chiesa già esistente alla Santa il cui simulacro era così misteriosamente arrivato dal mare. Simulacro che nei primi del ‘900 venne però venduto da uno dei tanti proprietari della chiesa che si sono avvicendati nel precedente secolo.
Santa Caterina d’Alessandria viene festeggiata ad Elmas il lunedì di Pentecoste in conformità con l’antica tradizione di cui si parla in numerosi documenti. I festeggiamenti in suo onore sono itineranti in un percorso che si snoda dalla parrocchiale del paese di San Sebastiano, fino alla chiesetta campestre di Santa Caterina. La festa ha la durata di tre giorni e riti sacri e profani accompagnano le giornate in onore della santa vergine e martire.

                                                La storia di Santa Caterina

Santa Caterina era figlia di nobili, abitante ad Alessandria d'Egitto. Qui, nel 305, arriva Massimino Daia, nominato governatore di Egitto e Siria. Per l'occasione si celebrano feste grandiose, che includono anche il sacrificio di animali alle divinità pagane, atto obbligatorio per tutti i sudditi. Caterina però invita Massimino a riconoscere Gesù Cristo come redentore dell'umanità e rifiuta il sacrificio. Non riuscendo a convincere la giovane a venerare gli dèi, Massimino propone a Caterina il matrimonio. Al rifiuto della giovane il governatore la condanna a una morte orribile: una grande ruota dentata farà strazio del suo corpo. Sarà un miracolo a salvare la ragazza che verrà però decapitata. Secondo la leggenda degli angeli porteranno miracolosamente il suo corpo da Alessandria fino al Sinai, dove ancora oggi l'altura vicina a Gebel Musa (Montagna di Mosè) si chiama Gebel Katherin. Questo sarebbe avvenuto nel novembre 305.

Patronato: Filosofi, Studenti, Mugnai
Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Emblema: Anello, Palma, Ruota

                  Docenti coordinatrici: Paola Cocchi, Lucia Limongelli, Antonia Aloia e Rosanna Scano

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