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La chiesa di Santa Caterina di Semelia faceva parte della lunga
catena di chiese di proprietà dei vittorini lungo tutto il litorale
del golfo di Cagliari. Basti pensare alla chiesa di Sant’Efisio di
Nora e alla chiesa di Sant’Elia presso l’omonimo promontorio. Nella
prima metà del XII secolo erano nelle mani dei Vittorini vaste
proprietà dell'attuale provincia di Cagliari: nel Campidano , nel
Parteolla , nel Sulcis-Iglesiente , nella Trexenta . Qualche altro
possedimento era in Provincia di Nuoro, a Posada; alcuni infine
nella Provincia di Sassari.
Il villaggio di Semelia durante la proprietà dei vittorini era un
villaggio produttivo soprattutto per l’approvvigionamento del sale.
I monaci dell’ordine di San Vittore di Marsiglia si erano infatti
sempre distinti per la loro grande abilità nei commerci. La
produzione e la vendita del sale erano attività solitamente
esercitate dai monaci Vittorini che anche nella regione marsigliese
possedevano numerose saline: in Sardegna riuscirono a rendere
produttiva l'industria del sale, alimentando un'attività commerciale
con la Francia meridionale e favorendo l'apertura di empori da parte
della classe mercantile della Provenza. Cosa questa che disturbava i
pisani che proprio nel 1266 riuscirono a portar via il monopolio del
sale dalle mani dei Vittorini. Pian piano i monaci dell’ordine, con
l’espropriazione prima da parte dei pisani, poi da parte degli
aragonesi di numerosi possedimenti nel territorio cagliaritano e del
controllo delle saline, abbandonarono l’isola e nello specifico la
proprietà di Semelia e la chiesa di Santa Caterina passarono nel XIV°
secolo alla mensa arcivescovile di Cagliari.
In un documento del 1365 che riguarda Semelia e la mensa
arcivescovile, è possibile intuire i confini del villaggio che si
spingeva fino all’attuale zona della “marina” di Cagliari. Intorno
alla metà del ‘300 il villaggio di Semelia doveva essere abitato da
una quarantina di persone, non poche per quel periodo in cui aveva
fatto in Sardegna per la prima volta la sua comparsa, la peste. Ma
pian piano il centro e il fulcro della vita di Semelia venne meno
tanto che l’ultima classificazione della chiesa di Santa Caterina
con la definizione di parrocchia risale al 1524. Cosa che fa
supporre ad un piccolo nucleo di popolazione che era ancora presente
nella zona. Ma è il 1528 l’anno certo del suo definitivo
spopolamento, documentato dalla donazione fatta dall’imperatore
Carlo V° a Isabella di Sanjust dei territori di Villa del Mas,
popolata, e di Semelia e Moguru indicati come spopolati. La chiesa
di Santa Caterina venne così affidata ad un monaco eremitano così
come risulta da un’epigrafe situata in un’ acquasantiera all’interno
della chiesa.
La chiesa di Santa Caterina
La Chiesa di Santa Caterina di Semelia in territorio di Elmas si
trova nell’entro terra dello stagno di Santa Gilla. Proprietà dei
monaci benedettini dell’ordine di San Vittore di Marsiglia,
edificata intorno all’XI secolo è testimoniata per la prima volta in
una bolla papale del 1095 con cui Papa Urbano II confermava i
possessi dei Vittorini nel giudicato cagliaritano. Situata dietro la
zona dell’attuale aeroporto, e a pochi passi dalla linea
ferroviaria, rimane unica testimonianza visibile del primo
insediamento nel territorio masese durante l’età dei giudicati.
La chiesa di Santa Caterina è inserita al centro di un grande
casolare con un vastissimo cortile attorno al quale si ritrovano gli
esempi di quelli che dovevano essere gli alloggi dei monaci
Vittorini, divenuti poi “cumbessias” ( locali attigui alla chiesa)
per accogliere i pellegrini durante le feste. La chiesa è ad
impianto mononavato, con in facciata campanile a vela di recente
rifacimento e finestra rettangolare sopra il portale unica fonte di
luce per l’interno. Era originariamente costituita da una copertura
lignea a capriata Per l’edificazione della chiesa romanica, in
muratura eterogenea sono stati utilizzati conci risalenti al periodo
romano di cui si rileva testimonianza anche nell’ingresso del
portale e nel lato esterno destro della chiesa. Dell’impianto
originale della chiesa si conserva l’abside di proporzioni ampie e
basse che, anche se molto rimaneggiato, doveva essere costituito da
una copertura a falda di cono con travi opportunamente disposte.
Anche la soglia d’ingresso e il pavimento sono risalenti al primo
impianto. Accanto al portale, nella parete destra della facciata,
internamente , si apre una piccola nicchia ad arco a ogiva fatta in
arenaria di recente individuazione che era stata murata e dove è
stata recuperata una statua lignea della Madonna Immacolata,
risalente ad una data di incerta interpretazione. Nella parete
longitudinale sinistra della chiesa si può osservare un oculo
aperto, a mezza altezza rivolto verso la costruzione che affianca la
chiesa e che al tempo dei vittorini doveva costituire l’ossario.
Sempre nella stessa parete molto rimaneggiata, si osserva
l’inserimento di un pezzo di capitello di epoca romana. Dietro
l’abside sono state riscontrate tracce delle fondamenta della chiesa
primitiva. Tutto intorno alla struttura sono presenti testimonianze
di epoca romana: capitelli corinzi, basi e frammenti di colonne.
L’attuale copertura lignea è frutto di un intervento di
ristrutturazione dell’edificio avvenuto nei primi anni ’90.
La tradizione orale
Si tratta di una storia molto curiosa, legata nei suoi eventi e
nella sua vicenda alla storia della chiesa di Nostra Signora di
Bonaria di Cagliari, tramandata nella tradizione orale dei vecchi
del paese. Pare che i monaci vittorini, fossero presenti già nel
sito di Santa Caterina prima del 1095, (anno di cui si ha la prima
attestazione scritta della presenza della chiesa di Santa Caterina)
con il convento e che fossero proprietari di tutta la zona
circostante. Vivevano di agricoltura, pesca e commercio del sale.
Per il commercio del sale si avvalevano della collaborazione di
pescatori che abitavano nei centri vicini.
Secondo la leggenda, un giorno alcuni pescatori impegnati nello
stagno, che lavoravano al servizio dei monaci, videro una cassa di
legno semisommersa dall’acqua. La portarono a riva e la aprirono.
All’interno vi trovarono una statuetta in corallo di Santa Caterina.
Nella storia di quel periodo, sono stati attestati molti eventi
simili a questo relativi a ritrovamenti di statue di santi
all’interno di casse di legno trovate in mare. Secondo le fonti era
un’usanza tipica degli spagnoli che erano soliti gettare in mare le
casse in legno con all’interno simulacri di santi per sedare il mare
in tempesta. Da allora si decise, sempre secondo la leggenda, di
intitolare la chiesa già esistente alla Santa il cui simulacro era
così misteriosamente arrivato dal mare. Simulacro che nei primi del
‘900 venne però venduto da uno dei tanti proprietari della chiesa
che si sono avvicendati nel precedente secolo.
Santa Caterina d’Alessandria viene festeggiata ad Elmas il lunedì di
Pentecoste in conformità con l’antica tradizione di cui si parla in
numerosi documenti. I festeggiamenti in suo onore sono itineranti in
un percorso che si snoda dalla parrocchiale del paese di San
Sebastiano, fino alla chiesetta campestre di Santa Caterina. La
festa ha la durata di tre giorni e riti sacri e profani accompagnano
le giornate in onore della santa vergine e martire.
La storia di Santa Caterina
Santa Caterina era figlia di nobili, abitante ad Alessandria
d'Egitto. Qui, nel 305, arriva Massimino Daia, nominato governatore
di Egitto e Siria. Per l'occasione si celebrano feste grandiose, che
includono anche il sacrificio di animali alle divinità pagane, atto
obbligatorio per tutti i sudditi. Caterina però invita Massimino a
riconoscere Gesù Cristo come redentore dell'umanità e rifiuta il
sacrificio. Non riuscendo a convincere la giovane a venerare gli
dèi, Massimino propone a Caterina il matrimonio. Al rifiuto della
giovane il governatore la condanna a una morte orribile: una grande
ruota dentata farà strazio del suo corpo. Sarà un miracolo a salvare
la ragazza che verrà però decapitata. Secondo la leggenda degli
angeli porteranno miracolosamente il suo corpo da Alessandria fino
al Sinai, dove ancora oggi l'altura vicina a Gebel Musa (Montagna di
Mosè) si chiama Gebel Katherin. Questo sarebbe avvenuto nel novembre
305.
Patronato: Filosofi, Studenti, Mugnai
Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Emblema: Anello, Palma, Ruota
Docenti coordinatrici: Paola Cocchi, Lucia Limongelli, Antonia Aloia
e Rosanna Scano |