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ZOOMUSICA
Iniziativa culturale musicale promossa dalla Fondazione Teatro
Lirico di Cagliari
CAGLIARI 28 MARZO 2008
presso il Teatro Lirico
GUIDA ALL’ASCOLTO E NOTIZIE SUGLI AUTORI
a cura della F.O. coordinamento attività musicale Scuola secondaria:
Prof. Ignazio Perra
IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI
di Camille Saint-Saëns
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Il
"Carnevale degli animali" è uno dei brani più divertenti ed
originali del panorama musicale del tardo ottocento, fu definita
dallo stesso autore "una grande fantasia zoologica"; questa
composizione, di carattere descrittivo, era stata pensata come un
divertimento da eseguire tra amici, e fu data alla stampa solo dopo
la morte dell'autore. Divenne, ed è tuttora, uno dei brani più
eclettici e fantasiosi che siano mai stati scritti, e da qui il suo
grande successo. Si tratta di una suite, 14 piccoli brani dedicati
ad altrettanti animali o personaggi; ogni singolo brano mette in
evidenza, spesso con ironia, uno o più aspetti dell'animale
(l'andatura, il verso, l'ambiente in cui vive) o del personaggio
descritto. Una piccola orchestra composta da due pianoforti, un
quartetto d'archi, un flauto, un clarinetto, un'armonica a bocca e
uno xilofono accompagna sapientemente la descrizione di ogni animale
e di ogni personaggio. Gli animali e i personaggi che compaiono in
questa "suite zoologica" sono: leone, galli e galline, emioni
(cavalli selvaggi), tartaruga, elefante, canguri, pesci
nell'acquario, personaggi dalle lunghe orecchie, il cucù in fondo al
bosco, uccelli nella voliera, pianisti, fossili, cigno.
Quattordici brevi brani che spesso si susseguono senza soluzione di
continuità e che portano i seguenti titoli: Introduzione e marcia
reale del leone (pianoforti e strumenti); Galli e galline; Emioni
(cavalli selvatici dell'Asia centrale); Tartarughe; L'elefante
(contrabbassi, imitazione di melodie di Berlioz e Mendelssohn);
Canguri (pianoforte solo); Acquario (flauto, armonica, pianoforti e
gli archi che suonano una melodia ); Personaggi dalle orecchie
lunghe (interpretato sia come "Asini" sia come "Critici musicali" è
interamente affidato ai due violini); Il Cucù nel profondo dei
boschi (il pianoforte stende una base di sottofondo da cui spunta il
suono del clarinetto; Uccelliera (il flauto è il protagonista di
questo frammento, eseguendo trilli, scale, salti di note...);
Pianisti (scale ascendenti e discendenti al pianoforte); Fossili (lo
xilofono esegue un frammento dalla Danza macabra dello stesso
Saint-Saens e un motivo dal Barbiere di Siviglia di Rossini); Il
cigno (violoncello); Finale (ripresa di quasi tutti i temi
precedenti in forma di polka e can-can).
Il brano inizia con una brave introduzione che preannuncia
l'ingresso del primo animale, ed infatti ecco entrare con una
andatura maestosa un leone, archi e pianoforti imitano il suo
ruggito possente; poi galli e galline beccano il cibo e il loro
verso viene riprodotto da archi, pianoforte e clarinetto. Due
pianoforti si rincorrono con scale velocissime ad imitare la corsa
sfrenata degli emioni, e immediatamente contrasta l'ingresso della
tartaruga, la melodia eseguita da pianoforte ed archi è quella del
famoso can can di Offenbach, naturalmente rallentata. Pianoforte e
violino accompagnano un elefante che, con la sua "leggerezza" balla
un minuetto, e subito dopo alcuni canguri saltellanti sembrano
passare sulla tastiera del pianoforte. L'atmosfera diventa
suggestiva e di carattere vagamente orientale allorché entriamo in
un acquario, l'ambiente acquatico e l'andatura elegante dei pesci è
resa dal pianoforte e dal suono delicato e morbido dell'armonica a
bocca. Ecco entrare in scena i personaggi dalle lunghe orecchie,
sentiamo distintamente il raglio di un asino, questo brano è
dedicato con una ironia sottile e pungente ai critici musicali
dell'epoca, che, spesso senza una vera conoscenza musicale,
criticavano in modo aspro le musiche degli autori dell'epoca.
Ripetuti accordi di pianoforti ci introducono in un bosco
misterioso, dove da lontano echeggia il verso del cucù eseguito dal
clarinetto; sentiamo improvvisamente uno svolazzare e una serie di
festosi gorgheggi, siamo in una voliera, diversi uccelli cantano e
volano, qui c'è un vero virtuosismo del flauto. I pianisti che
suonano in maniera spesso "animalesca", picchiando pesantemente sui
tasti ed eseguendo ripetutamente esercizi di tecnica, sono qui presi
di mira dall'arguto Saint-Saens. Lo xilofono ci annuncia in modo
sorprendentemente reale l'ingresso in scena dei fossili, il rumore
delle loro ossa e il loro andamento quasi saltellante. L'ultimo
animale che entra elegantemente è un magnifico cigno, elegante e
sinuoso si muove sull'acqua accompagnato da una celebre melodia
eseguita dal violoncello. Per terminare ecco una fantasia dei brani
eseguiti, si risentono le voci dei vari animali che si incontrano e
con grande allegria fanno un girotondo.
Camille Saint-Saëns, nato a Parigi nel 1835, fu un musicista e
compositore francese. Fu uno dei bambini prodigio più dotati
musicalmente di tutti i tempi, possedeva una intonazione perfetta e
iniziò le lezioni di pianoforte con la pro-zia a due anni e quasi
subito iniziò a comporre. La sua prima composizione, un breve pezzo
per pianoforte datato 22 marzo 1839, è al momento conservata presso
la Biblioteca nazionale di Francia. La precocità di Saint-Saëns non
era limitata alla musica, all'età di tre anni sapeva leggere e
scrivere e aveva imparato il latino quattro anni più tardi. La sua
prima esibizione in pubblico avvenne all'età di cinque anni, quando
accompagnò al pianoforte una sonata per violino di Beethoven. Quindi
si dedicò a studiare a fondo la partitura del Don Giovanni. A dieci
anni, Saint-Saëns tenne il primo concerto debuttando alla Salle
Ignaz Pleyel, suonando il concerto per pianoforte N. 15 di Mozart
(K. 450) in Sib Maggiore e altri brani di Handel, Kalkbrenner,
Hummel e Bach. Come bis, Saint-Saëns si offrì di suonare una delle
ventidue sonate per pianoforte di Beethoven a memoria. Alla fine
degli anni Quaranta, Saint-Saëns entrò nel Conservatorio di Parigi,
dove studiò organo e composizione. Saint-Saëns vinse molti premi
importanti, ma non riuscì ad aggiudicarsi il prestigioso Premio di
Roma né nel 1852 e nemmeno nel 1864. La fama derivante dai
riconoscimenti conquistati gli permise di conoscere Franz Liszt, che
divenne uno dei suoi migliori amici. All'età di sedici anni,
Saint-Saëns scrisse la sua prima sinfonia; la seconda, pubblicata
come Sinfonia N. 1 in Mib Maggiore, fu eseguita nel 1853 tra lo
stupore e la meraviglia dei critici e degli altri compositori. Nel
1871 fondò insieme a Romain Bussine la Société Nationale de Musique
allo scopo di promuovere il nuovo e originale stile musicale
francese. Nel 1886 videro la luce delle due opere più note di
Saint-Saëns: Le Carnaval des Animaux (Il carnevale degli Animali) e
la Sinfonia n. 3, dedicata alla memoria di Franz Liszt, morto poco
prima. Nello stesso anno, tuttavia, Vincent d'Indy e i suoi alleati
fecero allontanare Saint-Saëns dalla Société Nationale de Musique.
Due anni più tardi, morì la madre di Saint-Saëns. Questo lutto
spinse il compositore ad allontanarsi per qualche tempo dalla
Francia, trasferendosi alle Isole Canarie, dove adottò lo pseudonimo
di Sannois. Saint-Saëns continuò a scrivere di argomenti musicali,
scientifici e storici, viaggiando spesso prima di trascorrere i suoi
ultimi anni ad Algeri, capitale dell'Algeria. Come riconoscimento
dei suoi traguardi, il governo francese gli concesse l'onoreficenza
della Legion d'Onore. Camille Saint-Saëns morì di polmonite il 16
dicembre 1921 ad Algeri. |
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LA STORIA DI BABAR
di Francis Pulenc
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La
Storia di Babar (L’histoire de Babar), opera composta da Francis
Poulenc, racconta la storia dell'elefantino Babar, nato e cresciuto
in una grande foresta, che scappa in città dopo che un cacciatore
uccide vigliaccamente la sua mamma. Babar viene adottato da una
ricchissima signora che ama gli elefantini e vive con lei per due
anni una vita ricca e spensierata. Ma la nostalgia della grande
foresta, dei suoi cuginetti Arturo e Celeste e di tutte le amiche
scimmie si fa presto sentire. un giorno, durante una passeggiata,
vede due elefantini completamente nudi e riconosce i suoi cuginetti
Arturo e Celeste. Babar corre loro incontro, li abbraccia e decide
di tornare con loro e con le loro mamme che nel frattempo li avevano
cercati disperatamente e felicemente ritrovati. Nel frattempo, il re
degli elefanti muore dopo aver mangiato per sbaglio un fungo
maligno. Dopo la sepoltura, i vecchi elefanti si riuniscono per
scegliere un nuove re e proprio in quel momento vedono Babar
arrivare. Allora Cornelio, l'elefante più vecchio, si rivolge ai
suoi amici e suggerisce di scegliere come re proprio Babar che
accetta e annuncia il suo fidanzamento con Celeste. Babar si sposa e
viene incoronato re circondato da tutti i suoi amici e i suoi
sudditi in una festa grande e gioiosa. Babar accetta e annuncia il
suo fidanzamento con Celeste.
Libretto dell’opera
Nella grande foresta è nato un elefantino. Si chiama Babar. La mamma
lo ama molto. Per addormentarlo, lo culla col suo naso a tromba,
cantando dolcemente. Babar è cresciuto. Ora gioca con gli altri
elefanti bambini. È uno dei più carini. Si diverte a scavare la
sabbia con una conchiglia. Babar passeggia tutto felice dietro alla
coda della mamma. A un tratto un perfido cacciatore nascosto dietro
un cespuglio spara su di loro. Il cacciatore ha ucciso la mamma. Le
scimmie si nascondono, gli uccelli volano via. Il cacciatore corre
per acciuffare il povero Babar, ma Babar scappa perché ha paura del
cacciatore. Dopo qualche giorno, stanchissimo, arriva in città. È
assai meravigliato, perché è la prima volta che vede tante case.
Quante novità: quanti bei viali, quelle automobili e quegli autobus.
Però quello che colpisce di più Babar sono i signori che incontra
per strada: - Davvero, pensa, sono vestiti benissimo, piacerebbe
anche a me avere un bel vestito, ma come fare? -. Fortunatamente,
una vecchia signora ricchissima, che amava moltissimo gli
elefantini, capisce a colpo d’occhio che lui ha voglia di un
bell’abito e, siccome le piace dar gioia, gli regala il suo
portamonete. Babar le dice: - grazie signora! -.Ora Babar abita in
casa della vecchia signora. La mattina con lei fa la ginnastica e
poi il bagno. Tutti i giorni va a spasso in automobile. È stata la
vecchia signora e comprargliela: gli da tutto quello che vuole. Però
Babar non è completamente felice perché non può giocare nella grande
foresta con i suoi cuginetti e gli amici scimmiotti. Spesso
affacciato alla finestra sogna pensando alla sua infanzia e piange
pensando alla mamma. Sono passati due anni. Un giorno Babar, durante
la passeggiata, si vede venire incontro due elefantini tutti nudi. –
Ma…sono Arturo e Celeste, il mio cuginetto e la mia cuginetta – dice
stupefatto alla vecchia signora. Babar bacia Arturo e Celeste poi va
a comprare per loro due bei vestiti. Dopo li conduce dal pasticcere
a mangiare buone torte. Frattanto nella foresta gli animali chiamano
Arturo e Celeste. Sono preoccupatissimi. Fortunatamente, nel volare
sulla città, un vecchio Marabù li ha visti. Subito si precipita ad
avvertire gli elefanti. Le mamme di Arturo e Celeste partono per
cercarli in città e sono contentissime quando li ritrovano. Ma
nonostante ciò li sgridano per essere scappati. Babar si decide a
partire con Arturo e Celeste e le loro mamme e a rivedere la grande
foresta. Tutto è pronto per la partenza. Babar bacia la vecchia
amica e le promette di ritornare. Mai la scorderà. La vecchia
signora resta sola, triste, pensa: - Quando rivedrò il mio piccolo
Babar? - . Sono partiti. Le mamme non trovano posto sull’auto:
corrono dietro e alzano le trombe per non respirare la polvere. Il
giorno stesso, il re degli elefanti, durante una passeggiata, ha
mangiato un fungo cattivo. Avvelenato, è stato molto ammalato. Tanto
ammalato che ne è morto. Una grande disgrazia. Dopo la sepoltura gli
elefanti anziani si sono radunati per scegliere il nuovo re. Proprio
in quel momento sentono un rumore, si voltano e cosa vedono? Babar
che arriva a bordo della sua auto e tutti gli elefanti che corrono
gridando: - Eccoli, eccoli, sono tornati. Buongiorno Babar,
buongiorno Arturo, buongiorno Celeste, che bei vestiti e che
bell’auto! - . Allora Cornelius, l’elefante più vecchio, dice con
voce tremante: - Miei buoni amici, visto che cerchiamo un re, perché
non scegliere Babar? Torna dalla città, ha imparato molto
frequentando gli uomini, diamogli la corona! - . Tutti gli elefanti
trovano che Cornelius ha parlato molto saggiamente e attendono la
risposta di Babar. – Vi ringrazio tutti quanti – disse allora
quest’ultimo – ma prima di partire devo dirvi che durante il viaggio
in auto io e Celeste ci siamo fidanzati: se divento il vostro re lei
sarà la vostra regina! - . –Viva la regina Celeste, viva il re Babar
– gridarono tutti in coro gli elefanti senza esitare. E fu così che
Babar divenne re. Babar disse allora a Cornelius: - Tu hai sempre
buone idee, ti nomino generale, quando avrò la corona ti regalerò la
mia bombetta. Fra otto giorni sposerò Celeste; faremo una grande
festa per il matrimonio e l’incoronazione! - . Quindi Babar chiede
agli uccelli di andare ad invitare tutti gli animali alle sue nozze.
Gli invitati cominciano ad arrivare. Un dromedario incaricato di
comprare in città i begli abiti nuziali li porta appena in tempo per
il matrimonio. Matrimonio di Babar. Incoronazione di Babar. Dopo il
matrimonio e l’incoronazione tutti ballano festosi. Gli uccelli si
mescolano all’orchestra. La festa è finita. È scesa la notte. Sono
spuntate le stelle. Il re Babar e la regina Celeste felici sognano
la loro felicità. Ora tutto dorme. Gli invitati sono tornati a casa
tutti contentissimi ma stanchi per aver ballato troppo. A lungo
ricorderanno questo grande ballo.
Francis Poulenc nacque a Parigi nel 1899 e vi morì nel 1963.
Musicista elegante e raffinato, tra le personalità più interessanti
del panorama francese del ventesimo secolo, Poulenc studia
pianoforte con Ricardo Vides che lo presenta a Satie, Casella e
Auric. Dal 1921 studia composizione con Charles Koechlin. Entra a
far parte del gruppo denominato 'Les Six', ovvero dei sei
compositori francesi del circolo di Jean Cocteau che includeva
Honegger, Auric, Tailleferre, Durey e Milhaud. Questa appartenenza
lo indirizza verso una musica non convenzionale e antiaccademica,
priva di psicologismi, quotidiana. Una musica che rigetta il gusto
coevo per il romanticismo e l'impressionismo a favore di uno stile
popolare, ironico e scanzonato che caratterizza tutti i generi
compositivi da lui attraversati con eccellente disinvoltura: dal
balletto ('Les Biches', 1924) alla musica corale (la cantata profana
'Le bal masqué', 1932; lo 'Stabat Mater', 1950). Ma soprattutto
musica da camera, sinfonica e operistica. Tra le sue opere maggiori
ricordiamo 'Le mammelles de Tirèsias' (1947) opera buffa su testo
'dada' su testo di Apollinaire; 'Les dialogues des carmèlites'
(1957)da G. Bernanos; il monologo scenico 'La voix humaine' (1959)
su testo di J. Cocteau. Poulenc ha dato un contributo significativo
all'arte della canzone francese solista oltre ad un numerose lavori
corali. Tra questi ci piace ricordare il suo melodramma 'L'Histoire
de Babar', per orchestra e voce recitante che racconta la storia del
piccolo elefante Babar, una semplice favola per bambini nata dalla
fantasia di Jean de Brunhoff. "La musica di Babar è profondamente
poetica e tenera: il musicista ha ritrovato il suo animo
fanciullesco, che gli ha dettato forse le migliori pagine da lui
scritte per pianoforte" (Henry Hell "Poulenc, musicien francais").
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Ieri,
siamo andati al Teatro Lirico di Cagliari. In occasione della
settimana della cultura, sono stati presentati per le scuole, due
brani che avevano entrambi, come protagonisti, gli animali. Nel
secondo brano, protagonista era Babar l’elefantino. Tutta la storia
è raccontata dalla musica dell’orchestra, con brevi intermezzi
recitati dal narratore. Babar è un piccolo elefantino che vive
felice nella foresta, coccolato e accudito dalla sua mamma. Ma un
giorno, un cacciatore, spara contro Babar e la mamma, uccidendo
quest’ultima. Babar, scappa inseguito dal cacciatore, corre, corre
per non essere preso: è triste perché è rimasto solo e ha tanta
paura. Dopo qualche giorno, arriva in città: quale meraviglia nel
vedere tutte quelle cose nuove! Case, strade, automobili, tutte cose
a lui sconosciute. Ma quello che colpisce di più Babar, sono le
persone, ed inizia a desiderare un bel vestito. Fortunatamente,
Babar, incontra una signora ricchissima, amante degli elefantini,
che lo adotta; gli regala tutto ciò che lui desidera e lo fa vivere
nella sua casa, viziandolo e accontentandolo in ogni cosa. Babar è
allegro e spensierato, anche se spesso, si affaccia alla finestra e
ripensa con nostalgia e tristezza, alla vita della foresta e alla
sua mamma. Dopo due anni, durante una passeggiata, Babar, incontra i
suoi due cugini: Arturo e Celeste, anche loro scappati dalla
foresta. Le mamme di Arturo e Celeste, vengono in città a
riprendersi i figli e Babar decide di tornare con loro nella
foresta. Saluta e ringrazia la signora, che rimane di nuovo sola e
triste. Appena tornati, però, scoprono che il re è morto e gli
anziani si sono appena riuniti per eleggere il successore. Cornelius,
l’elefante più vecchio, propone di nominare re Babar che,
sicuramente, è diventato saggio e sapiente durante gli anni passati
insieme agli umani. Nel frattempo però, Babar si è fidanzato con
Celeste, e quindi si decide di unire alla festa dell’incoronazione,
la celebrazione delle nozze, a cui vengono invitati tutti gli
animali della foresta. Dopo una grande festa, tutti gli animali
ritornano a casa e finalmente scende la sera, la musica si placa e,
Babar e Celeste, felici, vanno a dormire. Gli stati d’animo di Babar
e dei suoi amici, sono stati interpretati, dai toni ora acuti, ora
bassi degli strumenti dell’orchestra. |
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Luigi
Murru |
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Il
carnevale degli animali: sfilata a passo di musica
Il carnevale degli animali è formato da una serie di brani molto
brevi, eseguiti da strumenti diversi.
In ogni brano, l’autore riproduce in modo scherzoso le
caratteristiche, i movimenti o semplicemente il verso dei vari
animali.
Gli strumenti utilizzati per eseguire questi brani sono il
pianoforte, il violino, la viola, il violoncello, lo xilofono, il
contrabbasso, il flauto, il clarinetto e l’arpa. In base alla
capacità e al suono prodotto dallo strumento, viene associato un
animale diverso. Durante l’esecuzione della musica, vengono
proiettati su uno schermo dei disegni realizzati dagli studenti del
liceo artistico che rappresentano i vari animali descritti.
Il primo brano è dedicato al leone: la musica suonata dal pianoforte
è forte e grandiosa; poi è la volta degli archi che rappresentano le
galline e i galli, e del contrabbasso, che col suo suono basso e
maestoso ci rappresenta l’arrivo dell’elefante. Il raglio dell’asino
è introdotto dal suono acuto dei violini, mentre la musica che
rappresenta il cigno, è un brano a me conosciuto perché riproposto
nel film “Fantasia” e diventato ormai famoso.
Il brano che mi ha entusiasmato di più è stato quello del leone;
secondo me, la marcia suonata dal pianoforte ben rappresentava
l’andatura maestosa del leone del re della foresta.
Nella sequenza finale, tutti gli animali ritornano in scena e ogni
brano viene riproposto in rapida successione, proprio come se si
trattasse di una sfilata. |
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Luigi
Murru |
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Il
carnevale degli animali è un’opera realizzata da vari strumenti come
la viola, il violino, il contrabbasso, il pianoforte etc.
La rappresentazione de mercoledì 28 marzo iniziò con un suono
inframmezzato da pause : la musica del leone che secondo me si
muoveva indisturbato fra le sterpaglie.
Ci fu un’ attimo di pausa per far cambiare il brano solo che noi
applaudimmo ed i professori ci spiegarono che bisogna attendere e
applaudire solo alla fine. Allora rincominciarono a suonare la
marcia dell’elefante che a me faceva un po’ridere perché il battere
del piede dell’elefante era pesante. Successivamente ci fu la musica
delle tartarughe, che era una musica lenta e piacevole. Poi ci fu la
musica del canguro che saltellava; questo suono , era divertente e
allegro.
Ci fu anche la musica delle galline e del cigno. Quella delle
galline era una musica piena d’energia ed invece quella del cigno
era una musica da ballerini. Il suono del cavallo mi ricordava le
corse fatte in montagna, Quella del mulo mago era una musica simile
a quella di Harry Potter. E con questo suono ci salutarono ed inizio
il racconto di Babar.
Babar era un elefantino. Egli un giorno andò a passeggiare con la
mamma solo che, un cacciatore sparò la mamma e lui, impaurito,
scappo e si ritrovò in una città dove incontrò una persona che lo
accudì. A Babar ormai grande la signora comprò la macchina. Solo che
un giorno Babar partì. Con la fidanzata per andare dai suoi cugini.
E lì divenne re e la fidanzata regina. |
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Gianluca
Podda |
Cornelius, l’elefante
più vecchio, propone di nominare re Babar che, sicuramente, è
diventato saggio e sapiente durante gli anni passati insieme agli
umani. Nel frattempo però, Babar si è fidanzato con Celeste, e
quindi si decide di unire alla festa dell’incoronazione, la
celebrazione delle nozze, a cui vengono invitati tutti gli animali
della foresta.
Dopo una grande festa, tutti gli animali ritornano a casa e
finalmente scende la sera, la musica si placa e, Babar e Celeste,
felici, vanno a dormire. Gli stati d’animo di Babar e dei suoi
amici, sono stati interpretati, dai toni ora acuti, ora bassi degli
strumenti dell’orchestra. |
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Luigi
Murru |
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Racconta la storia di Babar e le sue emozioni. |
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Il
piccolo Babar era un elefantino che viveva assieme alla mamma. Un
giorno Babar e la mamma stavano facendo una passeggiata ma ad un
tratto un cacciatore sparò alla mamma. Allora Babar fuggì e mentre
scappava piangeva dal dolore. Si ritrovò in città, dove vide
un’enorme carrozza; la signora che stava dentro gli diede il suo
portamonete, un abito e una macchina: infatti aveva un debole per
gli elefanti. Babar andò a vivere a casa della signora, poi un
giorno incontrò i suoi cugini, Arturo e Celeste. Alla fine Babar si
fidanzò con Celeste e divenne re. |
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Siro
Cara |
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Babar
era un elefantino. Un giorno uccisero la mamma, era triste allora si
mise a correre e arrivò in una città dove vide le persone vestite
bene e desiderò anche lui avere dei vestiti.
Incontrò una signora che lo fece andare a vivere con lei, gli comprò
i vestiti, la macchina e diventò felice perché c’era qualcuno che
gli voleva bene.
Un giorno vide arrivare i suoi due cugini, li accolse festosamente e
comprò loro dei vestiti. Poi si fidanzò e tornò nella foresta.
Siccome era morto il re degli elefanti, gli amici dovevano cercarne
un altro, allora lo nominarono re e la fidanzata regina.
Si sposarono e fecero una grande festa, dove ballavano, giocavano.
Tutti si ricordarono a lungo di quella splendida festa. |
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Marta
Picciau |