ZOOMUSICA
Iniziativa culturale musicale promossa dalla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari

CAGLIARI 28 MARZO 2008
presso il Teatro Lirico
GUIDA ALL’ASCOLTO E NOTIZIE SUGLI AUTORI
a cura della F.O. coordinamento attività musicale Scuola secondaria: Prof. Ignazio Perra

IL CARNEVALE DEGLI ANIMALI
di Camille Saint-Saëns
 

Il "Carnevale degli animali" è uno dei brani più divertenti ed originali del panorama musicale del tardo ottocento, fu definita dallo stesso autore "una grande fantasia zoologica"; questa composizione, di carattere descrittivo, era stata pensata come un divertimento da eseguire tra amici, e fu data alla stampa solo dopo la morte dell'autore. Divenne, ed è tuttora, uno dei brani più eclettici e fantasiosi che siano mai stati scritti, e da qui il suo grande successo. Si tratta di una suite, 14 piccoli brani dedicati ad altrettanti animali o personaggi; ogni singolo brano mette in evidenza, spesso con ironia, uno o più aspetti dell'animale (l'andatura, il verso, l'ambiente in cui vive) o del personaggio descritto. Una piccola orchestra composta da due pianoforti, un quartetto d'archi, un flauto, un clarinetto, un'armonica a bocca e uno xilofono accompagna sapientemente la descrizione di ogni animale e di ogni personaggio. Gli animali e i personaggi che compaiono in questa "suite zoologica" sono: leone, galli e galline, emioni (cavalli selvaggi), tartaruga, elefante, canguri, pesci nell'acquario, personaggi dalle lunghe orecchie, il cucù in fondo al bosco, uccelli nella voliera, pianisti, fossili, cigno.
Quattordici brevi brani che spesso si susseguono senza soluzione di continuità e che portano i seguenti titoli: Introduzione e marcia reale del leone (pianoforti e strumenti); Galli e galline; Emioni (cavalli selvatici dell'Asia centrale); Tartarughe; L'elefante (contrabbassi, imitazione di melodie di Berlioz e Mendelssohn); Canguri (pianoforte solo); Acquario (flauto, armonica, pianoforti e gli archi che suonano una melodia ); Personaggi dalle orecchie lunghe (interpretato sia come "Asini" sia come "Critici musicali" è interamente affidato ai due violini); Il Cucù nel profondo dei boschi (il pianoforte stende una base di sottofondo da cui spunta il suono del clarinetto; Uccelliera (il flauto è il protagonista di questo frammento, eseguendo trilli, scale, salti di note...); Pianisti (scale ascendenti e discendenti al pianoforte); Fossili (lo xilofono esegue un frammento dalla Danza macabra dello stesso Saint-Saens e un motivo dal Barbiere di Siviglia di Rossini); Il cigno (violoncello); Finale (ripresa di quasi tutti i temi precedenti in forma di polka e can-can).
Il brano inizia con una brave introduzione che preannuncia l'ingresso del primo animale, ed infatti ecco entrare con una andatura maestosa un leone, archi e pianoforti imitano il suo ruggito possente; poi galli e galline beccano il cibo e il loro verso viene riprodotto da archi, pianoforte e clarinetto. Due pianoforti si rincorrono con scale velocissime ad imitare la corsa sfrenata degli emioni, e immediatamente contrasta l'ingresso della tartaruga, la melodia eseguita da pianoforte ed archi è quella del famoso can can di Offenbach, naturalmente rallentata. Pianoforte e violino accompagnano un elefante che, con la sua "leggerezza" balla un minuetto, e subito dopo alcuni canguri saltellanti sembrano passare sulla tastiera del pianoforte. L'atmosfera diventa suggestiva e di carattere vagamente orientale allorché entriamo in un acquario, l'ambiente acquatico e l'andatura elegante dei pesci è resa dal pianoforte e dal suono delicato e morbido dell'armonica a bocca. Ecco entrare in scena i personaggi dalle lunghe orecchie, sentiamo distintamente il raglio di un asino, questo brano è dedicato con una ironia sottile e pungente ai critici musicali dell'epoca, che, spesso senza una vera conoscenza musicale, criticavano in modo aspro le musiche degli autori dell'epoca. Ripetuti accordi di pianoforti ci introducono in un bosco misterioso, dove da lontano echeggia il verso del cucù eseguito dal clarinetto; sentiamo improvvisamente uno svolazzare e una serie di festosi gorgheggi, siamo in una voliera, diversi uccelli cantano e volano, qui c'è un vero virtuosismo del flauto. I pianisti che suonano in maniera spesso "animalesca", picchiando pesantemente sui tasti ed eseguendo ripetutamente esercizi di tecnica, sono qui presi di mira dall'arguto Saint-Saens. Lo xilofono ci annuncia in modo sorprendentemente reale l'ingresso in scena dei fossili, il rumore delle loro ossa e il loro andamento quasi saltellante. L'ultimo animale che entra elegantemente è un magnifico cigno, elegante e sinuoso si muove sull'acqua accompagnato da una celebre melodia eseguita dal violoncello. Per terminare ecco una fantasia dei brani eseguiti, si risentono le voci dei vari animali che si incontrano e con grande allegria fanno un girotondo.

Camille Saint-Saëns, nato a Parigi nel 1835, fu un musicista e compositore francese. Fu uno dei bambini prodigio più dotati musicalmente di tutti i tempi, possedeva una intonazione perfetta e iniziò le lezioni di pianoforte con la pro-zia a due anni e quasi subito iniziò a comporre. La sua prima composizione, un breve pezzo per pianoforte datato 22 marzo 1839, è al momento conservata presso la Biblioteca nazionale di Francia. La precocità di Saint-Saëns non era limitata alla musica, all'età di tre anni sapeva leggere e scrivere e aveva imparato il latino quattro anni più tardi. La sua prima esibizione in pubblico avvenne all'età di cinque anni, quando accompagnò al pianoforte una sonata per violino di Beethoven. Quindi si dedicò a studiare a fondo la partitura del Don Giovanni. A dieci anni, Saint-Saëns tenne il primo concerto debuttando alla Salle Ignaz Pleyel, suonando il concerto per pianoforte N. 15 di Mozart (K. 450) in Sib Maggiore e altri brani di Handel, Kalkbrenner, Hummel e Bach. Come bis, Saint-Saëns si offrì di suonare una delle ventidue sonate per pianoforte di Beethoven a memoria. Alla fine degli anni Quaranta, Saint-Saëns entrò nel Conservatorio di Parigi, dove studiò organo e composizione. Saint-Saëns vinse molti premi importanti, ma non riuscì ad aggiudicarsi il prestigioso Premio di Roma né nel 1852 e nemmeno nel 1864. La fama derivante dai riconoscimenti conquistati gli permise di conoscere Franz Liszt, che divenne uno dei suoi migliori amici. All'età di sedici anni, Saint-Saëns scrisse la sua prima sinfonia; la seconda, pubblicata come Sinfonia N. 1 in Mib Maggiore, fu eseguita nel 1853 tra lo stupore e la meraviglia dei critici e degli altri compositori. Nel 1871 fondò insieme a Romain Bussine la Société Nationale de Musique allo scopo di promuovere il nuovo e originale stile musicale francese. Nel 1886 videro la luce delle due opere più note di Saint-Saëns: Le Carnaval des Animaux (Il carnevale degli Animali) e la Sinfonia n. 3, dedicata alla memoria di Franz Liszt, morto poco prima. Nello stesso anno, tuttavia, Vincent d'Indy e i suoi alleati fecero allontanare Saint-Saëns dalla Société Nationale de Musique. Due anni più tardi, morì la madre di Saint-Saëns. Questo lutto spinse il compositore ad allontanarsi per qualche tempo dalla Francia, trasferendosi alle Isole Canarie, dove adottò lo pseudonimo di Sannois. Saint-Saëns continuò a scrivere di argomenti musicali, scientifici e storici, viaggiando spesso prima di trascorrere i suoi ultimi anni ad Algeri, capitale dell'Algeria. Come riconoscimento dei suoi traguardi, il governo francese gli concesse l'onoreficenza della Legion d'Onore. Camille Saint-Saëns morì di polmonite il 16 dicembre 1921 ad Algeri.


LA STORIA DI BABAR
di Francis Pulenc
 

La Storia di Babar (L’histoire de Babar), opera composta da Francis Poulenc, racconta la storia dell'elefantino Babar, nato e cresciuto in una grande foresta, che scappa in città dopo che un cacciatore uccide vigliaccamente la sua mamma. Babar viene adottato da una ricchissima signora che ama gli elefantini e vive con lei per due anni una vita ricca e spensierata. Ma la nostalgia della grande foresta, dei suoi cuginetti Arturo e Celeste e di tutte le amiche scimmie si fa presto sentire. un giorno, durante una passeggiata, vede due elefantini completamente nudi e riconosce i suoi cuginetti Arturo e Celeste. Babar corre loro incontro, li abbraccia e decide di tornare con loro e con le loro mamme che nel frattempo li avevano cercati disperatamente e felicemente ritrovati. Nel frattempo, il re degli elefanti muore dopo aver mangiato per sbaglio un fungo maligno. Dopo la sepoltura, i vecchi elefanti si riuniscono per scegliere un nuove re e proprio in quel momento vedono Babar arrivare. Allora Cornelio, l'elefante più vecchio, si rivolge ai suoi amici e suggerisce di scegliere come re proprio Babar che accetta e annuncia il suo fidanzamento con Celeste. Babar si sposa e viene incoronato re circondato da tutti i suoi amici e i suoi sudditi in una festa grande e gioiosa. Babar accetta e annuncia il suo fidanzamento con Celeste.

Libretto dell’opera

Nella grande foresta è nato un elefantino. Si chiama Babar. La mamma lo ama molto. Per addormentarlo, lo culla col suo naso a tromba, cantando dolcemente. Babar è cresciuto. Ora gioca con gli altri elefanti bambini. È uno dei più carini. Si diverte a scavare la sabbia con una conchiglia. Babar passeggia tutto felice dietro alla coda della mamma. A un tratto un perfido cacciatore nascosto dietro un cespuglio spara su di loro. Il cacciatore ha ucciso la mamma. Le scimmie si nascondono, gli uccelli volano via. Il cacciatore corre per acciuffare il povero Babar, ma Babar scappa perché ha paura del cacciatore. Dopo qualche giorno, stanchissimo, arriva in città. È assai meravigliato, perché è la prima volta che vede tante case. Quante novità: quanti bei viali, quelle automobili e quegli autobus. Però quello che colpisce di più Babar sono i signori che incontra per strada: - Davvero, pensa, sono vestiti benissimo, piacerebbe anche a me avere un bel vestito, ma come fare? -. Fortunatamente, una vecchia signora ricchissima, che amava moltissimo gli elefantini, capisce a colpo d’occhio che lui ha voglia di un bell’abito e, siccome le piace dar gioia, gli regala il suo portamonete. Babar le dice: - grazie signora! -.Ora Babar abita in casa della vecchia signora. La mattina con lei fa la ginnastica e poi il bagno. Tutti i giorni va a spasso in automobile. È stata la vecchia signora e comprargliela: gli da tutto quello che vuole. Però Babar non è completamente felice perché non può giocare nella grande foresta con i suoi cuginetti e gli amici scimmiotti. Spesso affacciato alla finestra sogna pensando alla sua infanzia e piange pensando alla mamma. Sono passati due anni. Un giorno Babar, durante la passeggiata, si vede venire incontro due elefantini tutti nudi. – Ma…sono Arturo e Celeste, il mio cuginetto e la mia cuginetta – dice stupefatto alla vecchia signora. Babar bacia Arturo e Celeste poi va a comprare per loro due bei vestiti. Dopo li conduce dal pasticcere a mangiare buone torte. Frattanto nella foresta gli animali chiamano Arturo e Celeste. Sono preoccupatissimi. Fortunatamente, nel volare sulla città, un vecchio Marabù li ha visti. Subito si precipita ad avvertire gli elefanti. Le mamme di Arturo e Celeste partono per cercarli in città e sono contentissime quando li ritrovano. Ma nonostante ciò li sgridano per essere scappati. Babar si decide a partire con Arturo e Celeste e le loro mamme e a rivedere la grande foresta. Tutto è pronto per la partenza. Babar bacia la vecchia amica e le promette di ritornare. Mai la scorderà. La vecchia signora resta sola, triste, pensa: - Quando rivedrò il mio piccolo Babar? - . Sono partiti. Le mamme non trovano posto sull’auto: corrono dietro e alzano le trombe per non respirare la polvere. Il giorno stesso, il re degli elefanti, durante una passeggiata, ha mangiato un fungo cattivo. Avvelenato, è stato molto ammalato. Tanto ammalato che ne è morto. Una grande disgrazia. Dopo la sepoltura gli elefanti anziani si sono radunati per scegliere il nuovo re. Proprio in quel momento sentono un rumore, si voltano e cosa vedono? Babar che arriva a bordo della sua auto e tutti gli elefanti che corrono gridando: - Eccoli, eccoli, sono tornati. Buongiorno Babar, buongiorno Arturo, buongiorno Celeste, che bei vestiti e che bell’auto! - . Allora Cornelius, l’elefante più vecchio, dice con voce tremante: - Miei buoni amici, visto che cerchiamo un re, perché non scegliere Babar? Torna dalla città, ha imparato molto frequentando gli uomini, diamogli la corona! - . Tutti gli elefanti trovano che Cornelius ha parlato molto saggiamente e attendono la risposta di Babar. – Vi ringrazio tutti quanti – disse allora quest’ultimo – ma prima di partire devo dirvi che durante il viaggio in auto io e Celeste ci siamo fidanzati: se divento il vostro re lei sarà la vostra regina! - . –Viva la regina Celeste, viva il re Babar – gridarono tutti in coro gli elefanti senza esitare. E fu così che Babar divenne re. Babar disse allora a Cornelius: - Tu hai sempre buone idee, ti nomino generale, quando avrò la corona ti regalerò la mia bombetta. Fra otto giorni sposerò Celeste; faremo una grande festa per il matrimonio e l’incoronazione! - . Quindi Babar chiede agli uccelli di andare ad invitare tutti gli animali alle sue nozze. Gli invitati cominciano ad arrivare. Un dromedario incaricato di comprare in città i begli abiti nuziali li porta appena in tempo per il matrimonio. Matrimonio di Babar. Incoronazione di Babar. Dopo il matrimonio e l’incoronazione tutti ballano festosi. Gli uccelli si mescolano all’orchestra. La festa è finita. È scesa la notte. Sono spuntate le stelle. Il re Babar e la regina Celeste felici sognano la loro felicità. Ora tutto dorme. Gli invitati sono tornati a casa tutti contentissimi ma stanchi per aver ballato troppo. A lungo ricorderanno questo grande ballo.

Francis Poulenc nacque a Parigi nel 1899 e vi morì nel 1963. Musicista elegante e raffinato, tra le personalità più interessanti del panorama francese del ventesimo secolo, Poulenc studia pianoforte con Ricardo Vides che lo presenta a Satie, Casella e Auric. Dal 1921 studia composizione con Charles Koechlin. Entra a far parte del gruppo denominato 'Les Six', ovvero dei sei compositori francesi del circolo di Jean Cocteau che includeva Honegger, Auric, Tailleferre, Durey e Milhaud. Questa appartenenza lo indirizza verso una musica non convenzionale e antiaccademica, priva di psicologismi, quotidiana. Una musica che rigetta il gusto coevo per il romanticismo e l'impressionismo a favore di uno stile popolare, ironico e scanzonato che caratterizza tutti i generi compositivi da lui attraversati con eccellente disinvoltura: dal balletto ('Les Biches', 1924) alla musica corale (la cantata profana 'Le bal masqué', 1932; lo 'Stabat Mater', 1950). Ma soprattutto musica da camera, sinfonica e operistica. Tra le sue opere maggiori ricordiamo 'Le mammelles de Tirèsias' (1947) opera buffa su testo 'dada' su testo di Apollinaire; 'Les dialogues des carmèlites' (1957)da G. Bernanos; il monologo scenico 'La voix humaine' (1959) su testo di J. Cocteau. Poulenc ha dato un contributo significativo all'arte della canzone francese solista oltre ad un numerose lavori corali. Tra questi ci piace ricordare il suo melodramma 'L'Histoire de Babar', per orchestra e voce recitante che racconta la storia del piccolo elefante Babar, una semplice favola per bambini nata dalla fantasia di Jean de Brunhoff. "La musica di Babar è profondamente poetica e tenera: il musicista ha ritrovato il suo animo fanciullesco, che gli ha dettato forse le migliori pagine da lui scritte per pianoforte" (Henry Hell "Poulenc, musicien francais").

 

Ieri, siamo andati al Teatro Lirico di Cagliari. In occasione della settimana della cultura, sono stati presentati per le scuole, due brani che avevano entrambi, come protagonisti, gli animali. Nel secondo brano, protagonista era Babar l’elefantino. Tutta la storia è raccontata dalla musica dell’orchestra, con brevi intermezzi recitati dal narratore. Babar è un piccolo elefantino che vive felice nella foresta, coccolato e accudito dalla sua mamma. Ma un giorno, un cacciatore, spara contro Babar e la mamma, uccidendo quest’ultima. Babar, scappa inseguito dal cacciatore, corre, corre per non essere preso: è triste perché è rimasto solo e ha tanta paura. Dopo qualche giorno, arriva in città: quale meraviglia nel vedere tutte quelle cose nuove! Case, strade, automobili, tutte cose a lui sconosciute. Ma quello che colpisce di più Babar, sono le persone, ed inizia a desiderare un bel vestito. Fortunatamente, Babar, incontra una signora ricchissima, amante degli elefantini, che lo adotta; gli regala tutto ciò che lui desidera e lo fa vivere nella sua casa, viziandolo e accontentandolo in ogni cosa. Babar è allegro e spensierato, anche se spesso, si affaccia alla finestra e ripensa con nostalgia e tristezza, alla vita della foresta e alla sua mamma. Dopo due anni, durante una passeggiata, Babar, incontra i suoi due cugini: Arturo e Celeste, anche loro scappati dalla foresta. Le mamme di Arturo e Celeste, vengono in città a riprendersi i figli e Babar decide di tornare con loro nella foresta. Saluta e ringrazia la signora, che rimane di nuovo sola e triste. Appena tornati, però, scoprono che il re è morto e gli anziani si sono appena riuniti per eleggere il successore. Cornelius, l’elefante più vecchio, propone di nominare re Babar che, sicuramente, è diventato saggio e sapiente durante gli anni passati insieme agli umani. Nel frattempo però, Babar si è fidanzato con Celeste, e quindi si decide di unire alla festa dell’incoronazione, la celebrazione delle nozze, a cui vengono invitati tutti gli animali della foresta. Dopo una grande festa, tutti gli animali ritornano a casa e finalmente scende la sera, la musica si placa e, Babar e Celeste, felici, vanno a dormire. Gli stati d’animo di Babar e dei suoi amici, sono stati interpretati, dai toni ora acuti, ora bassi degli strumenti dell’orchestra.

Luigi Murru

Il carnevale degli animali: sfilata a passo di musica

Il carnevale degli animali è formato da una serie di brani molto brevi, eseguiti da strumenti diversi.
In ogni brano, l’autore riproduce in modo scherzoso le caratteristiche, i movimenti o semplicemente il verso dei vari animali.
Gli strumenti utilizzati per eseguire questi brani sono il pianoforte, il violino, la viola, il violoncello, lo xilofono, il contrabbasso, il flauto, il clarinetto e l’arpa. In base alla capacità e al suono prodotto dallo strumento, viene associato un animale diverso. Durante l’esecuzione della musica, vengono proiettati su uno schermo dei disegni realizzati dagli studenti del liceo artistico che rappresentano i vari animali descritti.
Il primo brano è dedicato al leone: la musica suonata dal pianoforte è forte e grandiosa; poi è la volta degli archi che rappresentano le galline e i galli, e del contrabbasso, che col suo suono basso e maestoso ci rappresenta l’arrivo dell’elefante. Il raglio dell’asino è introdotto dal suono acuto dei violini, mentre la musica che rappresenta il cigno, è un brano a me conosciuto perché riproposto nel film “Fantasia” e diventato ormai famoso.
Il brano che mi ha entusiasmato di più è stato quello del leone; secondo me, la marcia suonata dal pianoforte ben rappresentava l’andatura maestosa del leone del re della foresta.
Nella sequenza finale, tutti gli animali ritornano in scena e ogni brano viene riproposto in rapida successione, proprio come se si trattasse di una sfilata. 

Luigi Murru

Il carnevale degli animali è un’opera realizzata da vari strumenti come la viola, il violino, il contrabbasso, il pianoforte etc.
La rappresentazione de mercoledì 28 marzo iniziò con un suono inframmezzato da pause : la musica del leone che secondo me si muoveva indisturbato fra le sterpaglie.
Ci fu un’ attimo di pausa per far cambiare il brano solo che noi applaudimmo ed i professori ci spiegarono che bisogna attendere e applaudire solo alla fine. Allora rincominciarono a suonare la marcia dell’elefante che a me faceva un po’ridere perché il battere del piede dell’elefante era pesante. Successivamente ci fu la musica delle tartarughe, che era una musica lenta e piacevole. Poi ci fu la musica del canguro che saltellava; questo suono , era divertente e allegro.
Ci fu anche la musica delle galline e del cigno. Quella delle galline era una musica piena d’energia ed invece quella del cigno era una musica da ballerini. Il suono del cavallo mi ricordava le corse fatte in montagna, Quella del mulo mago era una musica simile a quella di Harry Potter. E con questo suono ci salutarono ed inizio il racconto di Babar.
Babar era un elefantino. Egli un giorno andò a passeggiare con la mamma solo che, un cacciatore sparò la mamma e lui, impaurito, scappo e si ritrovò in una città dove incontrò una persona che lo accudì. A Babar ormai grande la signora comprò la macchina. Solo che un giorno Babar partì. Con la fidanzata per andare dai suoi cugini. E lì divenne re e la fidanzata regina.

Gianluca Podda

Cornelius, l’elefante più vecchio, propone di nominare re Babar che, sicuramente, è diventato saggio e sapiente durante gli anni passati insieme agli umani. Nel frattempo però, Babar si è fidanzato con Celeste, e quindi si decide di unire alla festa dell’incoronazione, la celebrazione delle nozze, a cui vengono invitati tutti gli animali della foresta.
Dopo una grande festa, tutti gli animali ritornano a casa e finalmente scende la sera, la musica si placa e, Babar e Celeste, felici, vanno a dormire. Gli stati d’animo di Babar e dei suoi amici, sono stati interpretati, dai toni ora acuti, ora bassi degli strumenti dell’orchestra.

Luigi Murru

Racconta la storia di Babar e le sue emozioni.

 Il piccolo Babar era un elefantino che viveva assieme alla mamma. Un giorno Babar e la mamma stavano facendo una passeggiata ma ad un tratto un cacciatore sparò alla mamma. Allora Babar fuggì e mentre scappava piangeva dal dolore. Si ritrovò in città, dove vide un’enorme carrozza; la signora che stava dentro gli diede il suo portamonete, un abito e una macchina: infatti aveva un debole per gli elefanti. Babar andò a vivere a casa della signora, poi un giorno incontrò i suoi cugini, Arturo e Celeste. Alla fine Babar si fidanzò con Celeste e divenne re.

Siro Cara

Babar era un elefantino. Un giorno uccisero la mamma, era triste allora si mise a correre e arrivò in una città dove vide le persone vestite bene e desiderò anche lui avere dei vestiti.
Incontrò una signora che lo fece andare a vivere con lei, gli comprò i vestiti, la macchina e diventò felice perché c’era qualcuno che gli voleva bene.
Un giorno vide arrivare i suoi due cugini, li accolse festosamente e comprò loro dei vestiti. Poi si fidanzò e tornò nella foresta. Siccome era morto il re degli elefanti, gli amici dovevano cercarne un altro, allora lo nominarono re e la fidanzata regina.
Si sposarono e fecero una grande festa, dove ballavano, giocavano.
Tutti si ricordarono a lungo di quella splendida festa.

Marta Picciau